Pensioni, sette opzioni per l’uscita anticipata

20 Aprile 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Sono complessivamente sette le possibilità per intervenire sulla flessibilità in uscita dal lavoro.

Ad avanzarle – secondo quanto riporta l’agenzia AdnKronos – è Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato, nel blog dell’Associazione amici di Marco Biagi.

1) in alternativa al part-time appena varato, uno stato di attesa della pensione di 3/4 anni in cui datore di lavoro e Stato garantiscono congiuntamente l’ultimo reddito e i versamenti contributivi;

2) il pensionamento anticipato con penalizzazioni inversamente proporzionali agli anni di versamento contributivo;

3) l’anticipo dell’età di pensione delle donne in proporzione ai figli;

4) il recupero dei periodi di studio secondo il metodo contributivo e versamenti conseguentemente flessibili;

5) la possibilità incentivata di versamenti volontari del lavoratore e del datore di lavoro anche oltre il rapporto di lavoro stesso per periodi non lavorati;

6) l’impiego flessibile dei fondi di solidarietà e dei fondi di previdenza complementare per prestazioni anticipate e per versamenti in favore della previdenza obbligatoria;

7) il congiungimento o il cumulo non oneroso di tutti i versamenti contributivi presso tutte le gestioni.

Oggi per andare in pensione di vecchiaia servono 66 anni e 7 mesi, che dal 2019 verranno adeguati ogni due anni alla speranza di vita, arrivando a 70 anni, si prevede, nel 2049.

Ma i giovani nati dopo il 198o e con carriera discontinua rischiano di dover aspettare fino a 75 anni, dice il presidente dell’Inps, Tito Boeri. Per la pensione anticipata occorrono 42 anni e 10 mesi di contributi, che si stima saliranno a 46 anni e 3 mesi nel 2049.