Economia

Pensioni, record di spesa: 364 miliardi nel 2024. Boom da inflazione e adeguamenti

La spesa per le pensioni continua a correre e raggiunge un nuovo record. Nel 2024 l’Italia ha destinato 364,1 miliardi di euro al pagamento delle prestazioni pensionistiche, in aumento del 4,9% rispetto al 2023. Un incremento che riflette non solo l’aumento fisiologico del numero di trattamenti, ma soprattutto l’impatto dell’adeguamento all’inflazione, dopo il recupero del 5,7% registrato l’anno precedente.

Si tratta di una tendenza ormai strutturale: da anni la spesa previdenziale cresce a ritmi più sostenuti rispetto al Pil nominale, ponendo interrogativi sulla sostenibilità di lungo periodo del sistema e sulla capacità dello Stato di mantenere un equilibrio tra spesa sociale e investimenti produttivi.

Sedici milioni di pensionati, oltre 23 milioni di trattamenti

Secondo l’Osservatorio Inps, i beneficiari di prestazioni pensionistiche sono 16.305.880, per un totale di 23.015.011 trattamenti: in media, quindi, ogni pensionato percepisce 1,4 pensioni. L’importo medio annuo delle prestazioni si attesta a 22.331 euro, che corrispondono a poco più di 1.710 euro al mese lordi.
Il peso delle pensioni di vecchiaia e anzianità resta preponderante, rappresentando oltre la metà del totale (53,8%). Seguono le pensioni ai superstiti (19,5%) e quelle di invalidità (3,9%), mentre le prestazioni assistenziali – assegni sociali, pensioni di guerra e invalidità civile – costituiscono il 20,2% del totale. Le prestazioni indennitarie, legate a infortuni o malattie professionali, si fermano al 2,7%.

Donne più numerose ma con assegni più bassi

La fotografia di genere è impietosa. Le donne rappresentano il 51% dei pensionati, ma gli uomini percepiscono il 56% del reddito pensionistico complessivo. In media, l’assegno annuo maschile è pari a 25.712 euro, contro i 19.140 euro delle donne: un divario del 34%, che riflette carriere più brevi, retribuzioni inferiori e periodi di inattività o part-time legati alla cura familiare.
Nonostante il numero maggiore di pensionate, la distribuzione del reddito resta sbilanciata: gli uomini incassano 203,6 miliardi di euro, pari al 55,9% della spesa complessiva, mentre alle donne restano 160 miliardi, ovvero il 44%.

Quasi 4,6 milioni di pensionati sotto i mille euro

Il dato più preoccupante riguarda la fascia bassa dei redditi pensionistici. Sono 4.582.411 i pensionati che vivono con meno di mille euro al mese, pari al 28,1% del totale. Di questi, 1,7 milioni percepiscono meno di 500 euro mensili, un importo che difficilmente consente di coprire il costo della vita, soprattutto in contesti urbani.
La manovra 2025 ha previsto una maggiorazione di 20 euro mensili per questa platea, che ingloba però gli 8 euro già erogati in via transitoria, lasciando un incremento effettivo di appena 12 euro al mese. Un intervento che, pur simbolico, difficilmente riuscirà a incidere in modo sostanziale sulle condizioni di vita dei pensionati più fragili.
Tra le donne, la quota di chi percepisce meno di mille euro sale al 34,5%, mentre tra gli uomini si ferma al 21,4%.

Una distribuzione del reddito fortemente diseguale

Solo 450.067 pensionati, pari al 2,8% del totale, ricevono assegni superiori ai 5.000 euro mensili. Eppure, questa piccola élite incassa il 10,2% della spesa complessiva.
Al contrario, la fetta più ampia – quasi 4,6 milioni di persone – si divide meno del 9% del totale della spesa.
Nel mezzo, la classe media pensionistica è composta da chi percepisce tra 1.000 e 2.000 euro (34,2% del totale) e da chi supera i 2.000 euro al mese (37,7%), categoria che assorbe però oltre il 63% della spesa complessiva.

Nord più ricco, Sud più fragile

Le disparità territoriali rimangono profonde. Nel Mezzogiorno il 35,9% dei pensionati riceve meno di mille euro al mese, contro il 25,8% del Centro e appena il 20,9% del Nord.
Gli importi medi riflettono il divario: 24.312 euro annui al Nord, 23.814 euro al Centro e 19.614 euro nel Mezzogiorno.
Il dato è legato alla diversa composizione del tessuto produttivo e del mercato del lavoro. Al Nord, le carriere contributive sono più lunghe e basate su retribuzioni più alte; al Sud, invece, prevalgono pensioni assistenziali e di vecchiaia con importi modesti. Non a caso, nel Mezzogiorno si concentra il 47,7% delle prestazioni assistenziali e il 46,9% di quelle di invalidità, contro il 31,8% e 32,1% del Nord.
La spesa pensionistica totale risulta così distribuita: 51,1% al Nord, 20,9% al Centro e 28% al Mezzogiorno.