Pensioni d’oro: per la Consulta il taglio non può superare i cinque anni

23 Ottobre 2020, di Alessandra Caparello

Stop parziale al taglio delle pensioni d’oro: la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima in parte la sforbiciata agli assegni pensionistici alti voluta dal precedente governo nel dicembre 2018.

Il contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro

Si tratta in sostanza del famoso  “contributo di solidarietà” che prevede un taglio del 15% per la quota di assegni erogati dall’Inps in un importo alto compreso tra 100mila e 130mila euro fino ad arrivare al 40% per la quota oltre 500mila euro. La volontà dell’allora Esecutivo, targato Lega e Movimento Cinque Stelle era di applicare il taglio alle pensioni d’oro per i prossimi cinque anni, mentre secondo i giudici della Suprema Corte il taglio non può superare i tre anni.

La decisione della Corte Costituzionale

Secondo la Corte Costituzionale difatti la sforbiciata agli assegni d’oro per cinque anni è considerata eccessiva rispetto all’orizzonte triennale del bilancio di previsione dello Stato.  La Corte in sostanza ha salvato il principio alla base del taglio delle pensioni d’oro, ma ne ha contestato la durata visto che, dicono i giudici, il contributo di solidarietà “rimarrà operativo per tutto il 2021”.

Le questioni di legittimità costituzionale sul contributo di solidarietà sono state sollevate negli scorsi mesi da diversi tribunali, come quello di Milano e le sezioni giurisdizionali della Corte dei conti per il Friuli Venezia Giulia, il Lazio, la Sardegna e la Toscana. Con il deposito della sentenza, previsto nelle prossime settimane, verranno ulteriormente chiarite le motivazioni dei giudici.

Bocciatura al taglio alle pensioni d’oro era arrivata anche nel 2013. In quel caso la riduzione era applicata alle pensioni sopra i 90.000 euro e dopo la sentenza della Consulta che ne decretò l’illegittimità l’Inps fu costretta a restituire quanto trattenuto. Ora la bocciatura è solo parziale.