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Brutte notizie per i lavoratori italiani prossimi alla pensione. Sale la speranza di vita e con essa aumenta inevitabilmente l’età a cui lasciare il mondo del lavoro. Per il complesso della popolazione residente, la speranza di vita alla nascita è pari a 83,4 anni, quasi 5 mesi di vita in più rispetto al 2023, secondo l’Istat.
In pratica, secondo i calcoli, per il ritiro dal lavoro dal 2027 saranno necessari 67 anni e tre mesi di età o almeno 43 anni e un mese di contributi se uomo e 42 anni e 1 mese se donna, oltre alla finestra mobile.
Dal 2027 in pensione a 67 anni: l’allarme della Cgil
A conti fatti, questi numeri significano che, secondo la normativa attuale il MEF dovrebbe emanare un decreto entro quest’anno per far scattare nel 2027 l’aumento di tre mesi dell’età di pensionamento e dei requisiti contributivi necessari alla pensione anticipata.
E’ il sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon a parlare sostenendo che il governo intende bloccare il processo: “Lo sterilizzeremo”.
E proprio sulle pensioni è la Cgil a lanciare l’allarme su nuovi esodati in arrivo. Secondo quanto emerge dall’ultima analisi dell’Osservatorio Previdenza della Cgil nazionale, oltre 44.000 lavoratrici e lavoratori, che hanno aderito negli ultimi anni a misure di uscita anticipata, per effetto dell’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita rischiano di ritrovarsi dal 1° gennaio 2027 senza reddito e senza contribuzione.
E’ il responsabile delle politiche previdenziali della Confederazione, Ezio Cigna, a spiegare che “se il Governo non interverrà, 19.200 lavoratori in isopensione e 4.000 con contratto di espansione si ritroveranno con un vuoto di tre mesi senza assegno, senza contributi, senza tutele.
Parliamo di persone che hanno lasciato il lavoro nel pieno rispetto delle regole, firmando accordi con aziende e fondi, basati su date certe di accesso alla pensione. A questi si aggiungono altri 21.000 lavoratori usciti con i Fondi di solidarietà bilaterali, per i quali, seppur con impatti diversi, si configura comunque un possibile vuoto di copertura previdenziale”.
Cigna ricorda che, come la Cgil aveva già denunciato a gennaio, “in assenza di interventi correttivi, nel 2027 il requisito per la pensione anticipata salirà a 43 anni e 1 mese di contributi (42 anni e 1 mese per le donne), mentre la pensione di vecchiaia passerà da 67 a 67 anni e 3 mesi. Un ulteriore ostacolo per migliaia di lavoratrici e lavoratori, che rischiano di non vedere riconosciuto il diritto maturato in base alle regole precedenti”.
Nuovi esodati in arrivo
Ma il problema degli esodati non è circoscritto al 2027, visto che riguarda anche gli anni successivi, e più in generale l’impianto stesso del sistema previdenziale come afferma la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione.
“Gli effetti dell’adeguamento alla speranza di vita pesano già oggi sulle nuove generazioni, costrette a posticipare sempre di più l’età della pensione e a fare i conti con assegni sempre più bassi, a causa della progressiva riduzione dei coefficienti di trasformazione. Un meccanismo che rischia di minare la fiducia dei giovani nel sistema pubblico e di accentuare disuguaglianze già profonde”.
A corollario di questo allarme, la Cgil ricorda i dati dell’Osservatorio statistico Inps secondo cui il 53,5% delle pensioni vigenti al 1° gennaio 2025 ha un importo inferiore a 750 euro, percentuale che sale al 64,1% tra le donne. Di queste il 43,1% (4,1 milioni di pensioni) beneficiano di integrazioni al reddito legate alla soglia minima.
“È inaccettabile – sostiene la segretaria confederale della Cgil – che più della metà delle pensioni sia sotto la soglia della dignità.