PARMALAT, LA LEGGE NON C’ENTRA

8 Novembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Bruno Cova, avvocato del gruppo Paul Hasting, ha scritto nel Financial Times un articolo in cui, dopo avere elogiato l’efficienza con cui la nuova gestione di Parmalat, grazie anche a una modifica della legge sui fallimenti, è riuscita a emergere dall’insolvenza e a ritornare sul mercato, lamenta che la “frode Parmalat” non abbia fino a ora generato una risposta legislativa adeguata, per la riforma dei mercati finanziari.

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Questa, come si sa, si è arenata nella diatriba circa i poteri fra Banca di Italia, Consob, Antitrust, riguardo al controllo bancario: con una divisione che passa attraverso la maggioranza e l’opposizione. Ma ciò non c’entra con la questione Parmalat. Non sembra che la riforma dei mercati finanziari, per quanto opportuna, possa servire a impedire il ripetersi di casi come quello Parmalat. Infatti si è trattato proprio di una colossale “frode”, durata molti anni, che con le leggi vigenti si sarebbe potuta facilmente accertare, da parte di autorità più solerti, se non ci fossero state la complicità di grandi banche internazionali, di celebri società di revisione anche esse internazionali e le disinvolte norme e prassi del Lussemburgo: paese che fa parte dell’Unione europea, ma è un’oasi d’opacità finanziaria che non s’è ancora riusciti a illuminare.

Il caso Parmalat non ha evidenziato l’insufficienza delle leggi italiane, quanto piuttosto la pericolosità, per il risparmio, di situazioni come quella del Lussemburgo e la scarsa attendibilità delle agenzie di rating e delle società di revisione internazionali. Ha anche messo in luce la spregiudicatezza di alcune banche internazionali e italiane, con riguardo alla gestione delle offerte di risparmio.

E’ comprensibile che alcune banche invochino le riforme legislative per scaricare sull’insufficienza della legge le proprie manchevolezze e che se la prendano con la Banca di Italia, come controllore, quasi a giustificare il fatto che essa non abbia abbastanza vigilato sui loro comportamenti. Ma, a questo riguardo, non si tratta di legiferare su chi è competente per l’antitrust sulle questioni bancarie. Occorrerebbe, invece, un buon codice d’autoregolamentazione delle banche, per l’offerta al pubblico di titoli.

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