Padoan: manovra da 24,5 miliardi. “Conti truccati? Balle”

12 Ottobre 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Confermate le stime di crescita per il prossimo anno, +1% del Pil nel 2017. A ribadirlo il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan nel corso di un’audizione in Parlamento sulla Nota al Def.

Nel corso della stessa audizione, Padoan anticipa di fatto i contenuti e gli impatti della prossima manovra, del valore di 24,5 miliardi.

Gli interventi di natura espansiva, ovvero quelli per far crescere il Pil fino al +1%, valgono poco più di 22 miliardi. A questi vanno aggiunti però gli “oneri” delle politiche vigenti, pari ad altri 2 miliardi di euro. Il pacchetto più sostanzioso è legato, come noto, alla disattivazione delle clausole sull’Iva per 15 miliardi di euro e da cui deriverà una spinta “prudenziale” di 0,3 punti.

Il ministro parla di “un’ulteriore spending review e una revisione al ribasso di alcune voci di spesa e di fondi di dotazioni”. Tali  misure avranno un impatto negativo sulla crescita dello 0,2%. Nella tabella depositata alla Camera durante l’audizione sull’aggiornamento del Def si legge che i “tagli di spesa” per il 2017 daranno coperture per 2,64 miliardi.

Tra le altre misure: 347 milioni per la competitività (superammortamenti, industria 4.0 Ricerca e sviluppo), 3,8 miliardi per lo sviluppo (investimenti pubblici, Legge Sabatini, fondo centrale di garanzia), 3,2 miliardi per nuove politiche (pensioni minime, contratti pubblici, capitale umano). Infine 2 miliardi a disposizione per rifinanziare misure vigenti.

Le coperture arriveranno in gran parte da “aumenti permanenti di gettito” e entrate Iva (oltre 8 miliardi e mezzo), da spending review e tagli (2,6 miliardi) e dalla voce “ulteriori coperture”. In tutto 18,4 miliardi. Su questo il governo non svela ancora i particolari, ma le indiscrezioni parlano, ad esempio, di vendita delle frequenze e di anticipo di gare dei giochi. L’Ansa riporta che “altri 6 miliardi arriveranno però dal deficit, che il governo conferma, per il momento, al 2%. Proprio su questa cifra e sulla possibilità di alzarla, magari al 2,2%, rimane però ancora qualche dubbio, alimentato dallo stesso Padoan e dall’Ufficio parlamentare di bilancio. Pur confermando la “non validazione” del 3 ottobre, l’Upb non ha infatti chiuso totalmente la porta a un possibile cambio di opinione rispetto al giudizio negativo espresso finora nel caso in cui le stime fossero modificate nel Documento programmatico di bilancio che sarà presentato il 17 ottobre a Bruxelles. Una eventualità non esclusa dal ministro, che giudica “non significativo” lo scarto tra le previsioni del governo e quelle dell’Autorità indipendente ”

Padoan prende così di fatto le distanze dall’ufficio parlamentare di bilancio, che aveva fatto notare al governo Renzi quanto le previsioni fossero azzardate.

“L’Ufficio parlamentare di bilancio ha espresso la propria valutazione del quadro macroeconomico programmatico della nota di aggiornamento del Def 2016 nell’audizione del 3 ottobre ultimo scorso. Vi è quindi una divergenza di opinioni con il governo, rammento comunque che il principio del comply or explain non obbliga il governo ad adeguarsi, ma richiede che esso illustri i motivi per i quali ritiene di confermare le proprie valutazioni o conformarle a quelle dell’ufficio”.

Così scrive il presidente dell’Upb Giuseppe Pisuro in una missiva inviata ai presidenti delle camere e letta in commissione bilancio dal presidente Francesco Boccia.  Ma immediata arriva la replica del ministro dell’economia Pier Carlo Padoan.

Uno scarto contenuto, non significativo. Conti truccati? Balle. Alla fine del triennio Upb e governo hanno la stessa stima di crescita cumulata (…) Siamo stati prudenti, considerando il contesto macroeconomico (…) Su questa voce siamo stati prudenti. Si pensi che una simulazione controfattuale con il modello di Oxford Economics darebbe un impatto sul Pil nel 2017 di 0,5, maggiore della nostra stima di 0,3″

Secondo il titolare di via XX Settembre raggiungere l’1% del PIL nel 2017 è un’operazione realizzabile grazie ad una manovra che porterà l’Italia a crescere dallo 0,6% all’1 per cento.