Oxford Economics: con lockdown a fasce, Pil in calo del 2% nel quarto trimestre

10 Novembre 2020, di Mariangela Tessa

Sembrano definitivamente archiviate le speranze di una ripresa di fine anno. Il lockdown a fasce di novembre costerà al Pil una caduta di 2 punti percentuali nel quarto trimestre.
Sono i calcoli  provvisori degli economisti di Oxford Economics sull’Italia. La stima prende in considerazione la prima  misure della zona rossa, che riguardano Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria, regioni che valgono il 32 per cento del Pil.

Esamina poi i provvedimenti per le zone arancioni, Puglia e Sicilia, che pesano sul Pil circa il 9 per cento, e che hanno limitazioni meno stringenti dove gli esercizi non essenziali restano aperti. Ed infine calcola nel 59 per cento del Pil la restante zona gialla dell’Italia dove le limitazioni saranno ancora inferiori e gli spostamenti consentiti.

Ovviamente la fotografia del rapporto Oxford Economics non tiene conto di un peggioramento dello scenario dei contagi, che già oggi ha visto un allargamento della zona arancione ad altre cinque regioni.

Tagliate le stime di crescita del 2021

La flessione – sottolinea la società di consulenza economica britannica – sarà molto più bassa del -13% del secondo trimestre e del -5,5% del primo, ma il peggioramento dell’ultimo trimestre del 2020 si tradurrà meccanicamente in una crescita minore del previsto nel 2021. Il lead economist Nicola Nobile prevede ora che l’aumento del Pil della Penisola l’anno prossimo sia del 4,8% contro il +6% indicato inizialmente.

Per contro anche il calo del 2020 sarà più contenuto del previsto ed è ora stimato a -8,6%, grazie al rimbalzo maggiore del pronostico del terzo trimestre.

A differenza del precedente lockdown – dicono gli esperti –  le nuove misure differiscono a seconda delle regioni e anche se provocheranno un calo dell’attività nelle prossime settimane, sono meno dannose a livello economico rispetto al lockdown della primavera, rileva Oxford Economics. saranno soprattutto il settore dei servizi, in particolare l’hospitality, ad accusare il colpo delle restrizioni, mentre il manifatturiero e le costruzioni, sostenuti anche dal forte rimbalzo estivo, dovrebbero controbilanciare in parte il calo del Pil del quarto trimestre.

Permangono comunque i rischi di una recessione più grave, in particolare se la domanda globale dovesse registrare un brusco indebolimento o se dovessero essere introdotte restrizioni ancora più rigide.