Il weekend è stato scandito da una decisa e rapida escalation militare nel Medio Oriente. L’attacco degli Stati Uniti all‘Iran segna un evento geopolitico storico, dalle conseguenze potenzialmente drammatiche non solo per le regioni coinvolte, ma per il mondo intero.
L’imprevedibilità, a questo punto, è su tutti i fronti. Persino gli esperti di Medio Oriente faticano a prevedere cosa potrebbe succedere nel prossimo futuro, cosa che rende ancor più complesso provare a determinare l’impatto che questa escalation potrà avere sui mercati finanziari e sulle economie mondiali.
Alcuni scenari, molto semplificati, vedono l’Iran intensificare gli attacchi, contro Israele, gli obiettivi statunitensi nel Golfo Persico e tutto il Medio Oriente, risucchiando così le forze armate Usa in una guerra regionale su vasta scala.
C’è poi il rischio che l’Iran interrompa le rotte di navigazione vitali attraverso lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto dell’offerta globale. La chiusura o anche solo l’instabilità della zona farebbero impennare i prezzi dell’energia, con conseguenze dirette sull’inflazione globale, rallentamenti nella crescita e nuove sfide per le banche centrali nei prossimi mesi.
Accanto a ciò, il regime islamico guidato dall’ayatollah Ali Khamenei potrebbe crollare sotto la pressione militare di Stati Uniti e Israele, lasciando il Paese nell’incertezza, dal momento che non è chiaro chi potrebbe assumere il controllo di uno Stato di 90 milioni di persone.
Infine, in uno sviluppo più rapido e radicale, non è esclusa una capitolazione dell’Iran, provata dagli attacchi israeliani e dall’intervento diretto delle forze armate statunitensi. Anche in questo caso, tuttavia, le conseguenze geopolitiche, economiche e umanitarie sarebbero profonde e di lungo periodo.
L’incertezza non è una narrativa nuova ai mercati, che in questo 2025 si sono trovati alla mercé degli sviluppi sui dazi e sulla guerra commerciale, con conseguenti forti picchi di volatilità, seguiti da rapidi recuperi. Sebbene la natura degli attuali rischi geopolitici sia diversa da quella della guerra commerciale, l’impatto sui mercati potrebbe essere altrettanto irregolare. Al momento, ad esempio, la reazione è stata tiepida.
Crediamo, quindi, che gli investitori debbano mantenere un approccio coerente con i propri piani strategici di allocazione azionaria a lungo termine, in quanto riteniamo che le azioni rappresentino una componente fondamentale per generare rendimenti reali nel lungo periodo, soprattutto in un contesto caratterizzato da un’inflazione strutturalmente elevata.
Ad ogni modo, per quanto le nostre ricerche mostrino che le azioni statunitensi e globali tendono a registrare buone performance nei periodi di 12 mesi successivi a picchi estremi dell’indice Vix della volatilità del mercato azionario statunitense, è opportuno continuare a monitorare la situazione, valutando l’esposizione delle singole partecipazioni all’evoluzione dei rischi in Medio Oriente, compresi gli effetti a catena del potenziale aumento dei prezzi del petrolio e l’impatto sulla crescita macroeconomica.
Cosa fare sui mercati
Allo stesso tempo, data la possibilità di fasi di volatilità, è possibile valutare un adeguamento delle allocazioni complessive, prendendo in considerazione l’inserimento o l’aumento di esposizione verso titoli azionari difensivi, che potrebbero contribuire a contenere le perdite nelle fasi di ribasso, pur mantenendo un’esposizione alla crescita degli utili nel lungo periodo.
Parallelamente, nell’obbligazionario, la risposta del mercato all’escalation è stata contenuta. A nostro avviso, il rischio maggiore nel comparto del reddito fisso potrebbe essere il contagio geopolitico e l’assunzione di una posizione di risk-off da parte degli investitori.
In questo senso, un elemento interessante da osservare sono i movimenti dei Treasury. Quando il 13 giugno è scoppiato il conflitto tra Israele e l’Iran, i tradizionali beni rifugio non hanno inizialmente reagito come previsto. Anche se il petrolio e l’oro sono saliti, e il dollaro si è rafforzato, i Treasury non si sono ripresi subito dopo. Tale reazione, in seguito a un evento geopolitico di rilievo, evidenzia come le ipotesi tradizionali sui beni rifugio vengano rivalutate in tempo reale.
In definitiva, considerata l’escalation della crisi mediorientale, ci aspettiamo che l’incertezza rimanga il driver di mercato più costante di quest’anno, ma ciò non significa che gli investitori debbano ritirarsi, bensì rimanere flessibili, diversificati e ancorati ai fondamentali.