Inflazione, è ora di combatterla. Ecco le opzioni allo studio degli Usa

13 Giugno 2022, di Libby Cantrill ed Allison Boxer (PIMCO)

Con i prezzi della benzina e dei generi alimentari alle stelle, l’inflazione è al primo posto tra le preoccupazioni degli elettori statunitensi; non sorprende, infatti, che il presidente Biden stia facendo tutto il possibile – sia a livello sostanziale che retorico – per combattere l’inflazione. Tuttavia, la realtà è che al di fuori del Congresso – che ha il controllo finale sulla politica fiscale – e della Federal Reserve – che dirige la politica monetaria e che il presidente Biden sottolinea essere molto indipendente – la Casa Bianca ha opzioni limitate nella lotta all’inflazione. Diversi sforzi per combattere l’inflazione sono in corso o allo studio. Vediamoli tutti.

Lo sblocco delle riserve di petrolio della Strategic Petroleum Reserve (SPR)

L’azione più importante intrapresa finora è stato l’annuncio dell’amministrazione Biden, alla fine di marzo, dello sblocco di 180 milioni di barili dalla SPR, la riserva nazionale di petrolio, nell’arco di sei mesi per contribuire a sostituire le importazioni di petrolio perse dalla Russia (stimate tra 1 e 3 milioni di barili al giorno). Tuttavia, dato che le raffinerie negli Stati Uniti funzionano quasi a pieno regime e che la forza lavoro, le infrastrutture e gli aspetti finanziari continuano a ostacolare l’aumento della capacità di raffinazione, l’impatto del rilascio della SPR è stato relativamente limitato e il prezzo del carburante ha continuato a salire dopo l’annuncio. Sebbene la Casa Bianca abbia deciso di concentrare gli sforzi sulla capacità di raffinazione, ci aspettiamo che l’estate possa registrare nuovi record per i prezzi del carburante negli Stati Uniti.

La rimozione dei dazi

La Casa Bianca sta valutando la possibilità di rimuovere i dazi imposti alla Cina dal presidente Trump, che secondo alcune stime coprono quasi due terzi dei beni importati dalla Cina. Tuttavia, riteniamo che l’abolizione dei dazi sarebbe meno significativa di quanto sostenuto da Washington, con una probabile riduzione di circa 0,3 punti percentuali dell’IPC statunitense se venissero eliminati del tutto. Se tale importo sembrava significativo quando l’IPC era al 2%, ora molto meno con l’IPC core al di sopra del 6%. È anche possibile che l’impatto sia ancora più ridotto questa volta, poiché le aziende hanno avuto diversi anni per adeguare le catene di approvvigionamento per mitigare gli effetti dei dazi. In effetti, sembra che nei trimestri successivi all’implementazione iniziale dei dazi si sia verificata una certa sostituzione delle importazioni dalla Cina all’Europa. A nostro avviso, non solo l’impatto sull’inflazione sarebbe limitato, ma potremmo anche assistere a una reazione politica sia da parte dei repubblicani che dei democratici, nonché degli elettori, che oggi hanno l’opinione più negativa sul governo cinese della storia recente.

Lotta all’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari

L’amministrazione Biden si è concentrata sulla lotta all’inflazione alimentare attraverso l’aumento della produzione agricola nazionale e la repressione delle industrie oligopolistiche che, a suo dire, abusano del loro potere di determinazione dei prezzi, in particolare l’industria della carne. Sebbene questi sforzi possano essere utili nel tempo per aumentare l’offerta alimentare nazionale e rendere gli Stati Uniti più resistenti dal punto di vista della sicurezza nazionale, qualsiasi sforzo mirato alla produzione alimentare è molto più a lungo termine ed è improbabile che si concretizzi prima delle elezioni di metà mandato.

Prezzi dei farmaci, crediti d’imposta per le energie rinnovabili e immigrazione?

Cambiamenti politici in questo ambito potrebbero essere utili – anche se probabilmente nel tempo e non nell’immediato – ma tutti richiedono l’intervento del Congresso. La realtà è che molte delle politiche che l’amministrazione Biden ha promosso – molto prima che l’inflazione diventasse il problema economico e politico che è oggi – richiedono l’intervento del Congresso. La determinazione dei prezzi dei farmaci (ad esempio, consentire a Medicare di negoziare i prezzi dei prodotti farmaceutici allo stesso modo di altri organi del governo degli Stati Uniti) e i crediti d’imposta per le energie rinnovabili facevano parte del Build Back Better (BBB), il piano promosso dal presidente che è rimasto agonizzante da dicembre, quando il senatore Manchin (D-WV) l’ha freddato. Siamo ancora dell’idea che si possa arrivare a una versione ridotta del disegno di legge BBB, che includa crediti d’imposta per le energie rinnovabili, riduzione dei prezzi dei farmaci e modifiche al sistema fiscale, ma i progressi devono essere compiuti entro la fine dell’estate (o al più tardi all’inizio dell’autunno), e anche in
questo caso l’impatto sull’inflazione nel breve termine sarebbe trascurabile. In conclusione, la Casa Bianca è consapevole che l’inflazione è un problema sia economico che politico, che sarà probabilmente al centro delle elezioni di metà mandato a novembre. Riteniamo che l‘inflazione tenderà a diminuire con l’avvicinarsi della fine dell’anno – ma rimarrà comunque alta – mentre i consumatori continuano a spostarsi dai beni ai servizi, gli stimoli si affievoliscono e le condizioni finanziarie più rigide rallentano la crescita. La cruda realtà è che, al di fuori della Fed e del Congresso, la Casa Bianca non può fare molto per spostare l’ago della bilancia dell’inflazione. Tuttavia, dobbiamo aspettarci che faccia ciò che può unilateralmente e che continui a spingere il Congresso ad agire sul piano BBB, cosa che probabilmente non aiuterebbe l’inflazione nel breve termine, ma che potrebbe contribuire a galvanizzare la base democratica in vista delle elezioni di metà mandato.