Elezioni Usa, il Covid-19 sarà l’uragano Katrina di Trump?

28 Ottobre 2020, di Regina Borromeo (Robeco)

A una settimana dalla data del voto, le elezioni statunitensi del 2020 sono in dirittura d’arrivo. Mentre le quote degli scommettitori e i sondaggi danno l’ex vicepresidente Biden fortemente in vantaggio sul presidente Trump, ad ottobre c’è ancora la possibilità che si verifichi una sorpresa.

Eventi importanti potrebbero verificarsi anche a 48 ore dal voto, come accaduto durante le campagne presidenziali del 1968 (la “Pace di Halloween” in Vietnam) e del 1980 (il dibattito conclusivo).
Il mese scorso abbiamo già assistito alla morte di una giudice della Corte Suprema e alla nomina di una sostituta, ad un rancoroso dibattito, al ricovero del presidente Trump in ospedale diagnosticato positivo al Covid-19, mentre adesso imperversano le speculazioni sul coinvolgimento del figlio di Biden, Hunter, in diversi affari all’estero, ed i potenziali conflitti d’interesse.

Mentre i mercati dei derivati continuano a scontare un aumento della volatilità intorno al 3 novembre, fino a poco tempo fa le azioni e gli spread creditizi non rispecchiavano potenziali rischi significativi.
Riteniamo che le elezioni presidenziali statunitensi e le elezioni del Senato (quest’ultime forse più importanti per il mercato dei Treasury USA e per il dollaro) siano solo uno di tanti eventi altamente volatili.

Fin dall’estate siamo convinti che le tendenze di voto seguiranno l’andamento della pandemia e della ripresa economica. La gestione della pandemia di Covid-19 da parte di Trump è stata paragonata all’errata gestione da parte di George W. Bush della risposta al disastro dell’uragano Katrina, che ha coinciso con un calo della popolarità e degli indici di gradimento dell’allora Presidente. Biden ha attualmente un forte vantaggio nelle quote degli scommettitori e nei sondaggi nazionali e, dopo il primo caotico dibattito presidenziale e il successivo ricovero di Trump, sembra essere in vantaggio in Stati chiave come la Pennsylvania, il Wisconsin e il Michigan.

I sondaggi nazionali hanno visto Biden allungare ultimamente il proprio vantaggio a oltre il 10%, con uno scarto maggiore rispetto a quello di Hillary Clinton contro Trump nel 2016. Ricordiamo che, a causa del sistema dei collegi elettorali degli Stati Uniti, un vantaggio del 3% di Biden nei sondaggi nazionali potrebbe non essere confermato a livello statale (elettorale), come accaduto nel corso delle ultime elezioni.

La recente avanzata di Biden ha spinto i mercati a scontare la possibilità che i Democratici assumano il controllo di entrambe le camere del Congresso, il Senato e la Camera dei Rappresentanti, in uno scenario caratterizzato da un’“onda blu”.
Visto che il voto per la Camera dovrebbe premiare i Democratici con una probabilità superiore al 90%, il voto per il Senato è cruciale. Per ottenere il controllo, i Democratici devono conquistare tre seggi al Senato se Biden vince (o quattro se perde). I modelli PredictIT e FiveThirtyEight danno un 66% di probabilità a un Senato democratico con una tendenza simile a quella delle elezioni presidenziali.

Il programma di Biden è più progressista e liberale di quanto gli investitori si sarebbero storicamente aspettati da un candidato moderato. Il piano di spesa da oltre 6.000 miliardi di dollari proposto da Biden per i prossimi 10 anni comprende investimenti per infrastrutture (1.300 miliardi), cambiamento climatico (1.700 miliardi), assistenza sanitaria (750 milioni) e istruzione superiore (1.500 miliardi). Il piano suggerisce che queste voci di spesa saranno per lo più finanziate da aumenti dell’imposta sul reddito, dell’imposta sulle plusvalenze e sulle società (aliquota fiscale del 28%), nonché dalla chiusura delle scappatoie fiscali.
Tuttavia, legiferare su questi cambiamenti potrebbe essere difficile nella pratica.  Anche se i Democratici dovessero conquistare sia la presidenza che il Senato, qualsiasi proposta legislativa dovrebbe ottenere l’approvazione dei Democratici moderati anche al Congresso. Inoltre, alcune delle misure proposte richiederanno una maggioranza qualificata di almeno 60 seggi al Senato, in mancanza della quale dovranno affrontare un difficile processo di approvazione.

La recente risposta positiva alla crescente probabilità di un’onda blu suggerisce che il mercato condivide l’idea secondo cui un ampio piano di stimolo, insieme a una minore incertezza in materia di politica estera, dovrebbe compensare gli effetti negativi di un aumento delle imposte e di una maggiore regolamentazione finanziaria.
Si tratta di un cambiamento rispetto a diversi mesi fa, quando lo scenario di un’onda blu era diffusamente considerato con preoccupazione per via delle maggiori imposte.

L’eventuale accordo su un ulteriore pacchetto di stimoli fiscali prima delle elezioni è attualmente uno dei principali driver nei mercati dei tassi. Un accordo è assolutamente necessario, come sottolineato nei verbali della riunione di settembre del FOMC. Un accordo preelettorale comporterebbe un aumento dei rendimenti dei Treasury USA e ad un irripidirsi della curva. In mancanza di un accordo prima delle elezioni, ci aspettiamo comunque che un simile pacchetto di misure venga approvato, ma solo dopo un chiaro risultato elettorale. In questo scenario, sul fronte fiscale e su quello elettorale prevarrà l’incertezza a breve termine. Attribuiamo una probabilità del 70% all’assenza di un accordo sulla politica fiscale prima delle elezioni.

Il principale rischio per lo stimolo fiscale nel breve termine è costituito da un’elezione contestata. C’è un solo scenario (Trump, Congresso diviso) in cui non ci aspettiamo l’approvazione di un pacchetto significativo di stimoli neppure nel lungo periodo. Dato che Biden ha rafforzato il suo vantaggio nei sondaggi, i mercati hanno iniziato a sottovalutare il rischio di un’elezione contestata e/o di ritardi nei risultati, con contenziosi legali e disordini.
Questo scenario comporterebbe senz’altro un aumento dell’avversione al rischio nel breve periodo, con un’accresciuta volatilità.

Nonostante la leadership di Biden nei sondaggi, l’indice di gradimento di Trump è rimasto relativamente stabile, con un solido livello di supporto poco sopra al 35%. Superato il 40%, il presidente in carica ha ancora buone chance di vittoria.
I sondaggi suggeriscono tuttavia che, per essere riconfermato, Trump deve conquistare il supporto delle donne istruite; ecco perché il magnate si sta concentrando sul voto delle famiglie di classe media.
Nelle prossime due settimane, soprattutto se il 3 o il 4 novembre non sarà proclamato un vincitore indiscusso, ci aspettiamo che il sentiment sul rischio sia vulnerabile e un aumento della volatilità nel breve periodo.

Sarà la storia a dire se il coronavirus sarà per Trump quello che l’uragano Katrina è stato per George W. Bush.