Azionario Usa, puntare su small e mid-cap per difendersi dall’escalation Usa-Cina

6 Ottobre 2020, di Joseph R. Shaposhnik  (TCW)

Mancano ormai solo poche settimane alle elezioni presidenziali USA. Il consensus a Wall Street è che Joe Biden vincerà il confronto e che sotto la sua Amministrazione la tassazione aumenterà. Tuttavia, il mercato ha continuato a salire negli ultimi 6 mesi. La nostra sensazione è che in caso di elezione di Biden, non vi sarà una reazione negativa dei mercati nel breve termine, ma potrebbe esserci a lungo andare.

Elezioni: l’impatto sui rapporti USA-Cina

Un aspetto significativo legato all’esito delle elezioni è l’outlook per i rapporti tra Stati Uniti e Cina. Attualmente le relazioni tra i due Paesi sono probabilmente al livello di massima tensione degli ultimi 30-40 anni, e le prospettive per i prossimi mesi e anni dipenderanno molto da chi vincerà la corsa alla Casa Binaca a novembre.
Se l’attuale Amministrazione dovesse ottenere un secondo mandato, le società cinesi operanti negli USA finiranno ancora di più sotto la lente e saranno sottoposte a un’attenta sorveglianza, così come tutte le relazioni e gli accordi che riguardano Pechino. Sicuramente in questo scenario si creerebbero numerose situazioni problematiche o controverse, visto il volume degli investimenti cinesi negli Stati Uniti.

Alcuni osservatori sono preoccupati che il deterioramento dei rapporti possa generare una progressiva frattura tra le economie delle due potenze, alimentando una netta spaccatura tra i due poli dal punto di vista tecnologico e digitale. Da questo punto di vista è interessante notare che in realtà, negli ultimi 1-2 anni, Pechino si è dimostrata sorprendentemente accomodante nei confronti delle aziende statunitensi che hanno acquisito business cinesi in operazioni che richiedevano l’approvazione del Governo, nonostante la guerra dei dazi e il cambiamento di retorica nei rapporti con Washington. In sostanza, sul versante orientale della spaccatura, le società statunitensi hanno potuto continuare a operare e a mantenere rapporti in territorio cinese.

Viceversa, le società cinesi negli USA si trovano ad affrontare una situazione molto diversa, come evidenziato dai recenti sviluppi che hanno coinvolto ByteDance e Tencent.
Negli Stati Uniti infatti sembra ormai essersi affermata la percezione bipartisan che sia necessario monitorare con grande attenzione le relazioni della Cina nel Paese. Il livello di attenzione in ogni caso dipenderà da chi vincerà le elezioni di novembre.

Opportunità nelle small- e mid-cap e nei titoli della ‘old economy’

Dal punto di vista di chi investe in azionario statunitense, tutto ciò rende più importante focalizzarsi su società domestiche, poco esposte al potenziale deterioramento dei rapporti commerciali con la Cina, con ricavi e flussi di cassa stabili e prevedibili. In quest’ottica, stiamo aumentando l’allocazione verso l’area delle small e mid-cap, che tipicamente sono più orientate al mercato domestico rispetto ai gruppi multinazionali large-cap, e che in questo momento presentano valutazioni più attraenti.

Più in generale, nel mercato azionario USA a nostro avviso si possono distinguere tre macroaree nel contesto attuale. La prima è quella dei titoli tech, che hanno ottenuto performance straordinarie quest’anno. Tuttavia, il mercato sembra ormai aver ben compreso e prezzato i benefici che il lockdown ha generato per queste società.
Anche per questo, abbiamo leggermente ridotto l’esposizione a questi titoli.
La seconda area è quella delle società non tecnologiche che non sono state particolarmente impattate dalla pandemia: questa fascia a nostro avviso sta diventando molto interessante nella fase attuale. Infine, vi sono le aziende che sono state gravemente colpite dal coronavirus, che pure si stanno risollevando. Sembra infatti che siamo ormai in una fase di lenta ripresa dell’economia e che la fiducia stia tornando.

In conclusione, a nostro avviso, nei prossimi 6-9 mesi sarà opportuno prestare attenzione a una potenziale rotazione verso alcune aziende della ‘old economy’ e verso alcuni titoli growth che non sono stati considerati tra i beneficiari della domanda che la pandemia ha trasferito dalla ‘vecchia’ alla ‘nuova’ economia.