di Simone Ranucci Brandimarte Presidente di Italian Insurtech Association

Assicurazioni, la sfida non è vendere più polizze: è costruire un ecosistema di protezione

Secondo le elaborazioni di Italian Insurtech Association, circa un terzo degli investimenti insurtech è oggi destinato allo sviluppo di ecosistemi assicurativi, per un valore di circa 300 milioni di euro. È il segnale di una trasformazione che va oltre la digitalizzazione dei processi: l’assicurazione sta evolvendo da prodotto a piattaforma di servizi.
Casa, mobilità e PMI sono tre ambiti emblematici di questa trasformazione. Non sono mercati separati, ma dimensioni interconnesse della vita del cliente: l’abitazione in cui vive, il modo in cui si muove, l’attività economica che conduce o da cui dipende. In tutti questi casi, la metrica davvero strategica non può essere solo il premio medio o il numero di contratti venduti. Deve diventare la soddisfazione reale del cliente.
Mettere il cliente al centro significa partire dai suoi bisogni effettivi. Una famiglia non cerca semplicemente una copertura incendio o furto: cerca tranquillità, assistenza rapida, prevenzione, semplicità nella gestione di un’emergenza. Un automobilista non acquista solo una RC auto: vuole muoversi in sicurezza e sapere che, in caso di guasto o incidente, riceverà supporto immediato. Una piccola impresa non ha bisogno di garanzie isolate: ha bisogno di continuità operativa, protezione dai rischi emergenti e consulenza.
È qui che il concetto di ecosistema diventa centrale. La compagnia non deve fare tutto da sola, ma deve saper orchestrare una rete di partner: intermediari, broker, banche, provider tecnologici, artigiani, carrozzerie, consulenti, società di cybersecurity, piattaforme digitali. Il valore percepito dal cliente nasce dalla qualità complessiva di questa filiera. Se il servizio è lento o la gestione del sinistro è opaca, la fiducia si indebolisce. E il cliente attribuisce quella delusione all’assicurazione nel suo insieme.
Tra gli ecosistemi assicurativi, quello dedicato alle PMI è oggi probabilmente il più strategico per il Paese. Le piccole e medie imprese sono il cuore dell’economia italiana, ma restano spesso sottoassicurate o assicurate in modo non adeguato alla complessità dei rischi che affrontano. Un incendio, un attacco cyber, un’interruzione di attività, una responsabilità verso terzi o la perdita di una figura chiave possono avere effetti gravi sulla continuità aziendale. Servono soluzioni integrate che uniscano coperture patrimoniali, continuità operativa, cyber risk, tutela legale, welfare e protezione delle persone chiave. Proprio all’evoluzione dell’offerta assicurativa per PMI e corporate sarà dedicata una delle ricerche presentate da Italian Insurtech Association ed EY durante la prima giornata degli Insurtech Days 2026, dedicata agli ecosistemi assicurativi: un’analisi sull’evoluzione del mercato delle Commercial Lines che approfondirà le strategie di compagnie e broker, il ruolo delle tecnologie emergenti e i principali trend destinati a trasformare l’offerta assicurativa per PMI e aziende nei prossimi anni.

Lo stesso paradigma si applica anche all’ecosistema casa dove la protezione deve andare oltre la polizza tradizionale. L’abitazione è spesso il principale bene patrimoniale di una famiglia, ma anche il luogo più importante della vita quotidiana. Un modello evoluto deve integrare coperture, prevenzione, manutenzione, tecnologie IoT, reti di artigiani qualificati e servizi di emergenza. Un sensore che segnala una perdita d’acqua prima che diventi un danno rilevante o un tecnico inviato rapidamente dopo un furto sono momenti in cui il cliente percepisce davvero il valore dell’assicurazione.
Un’evoluzione analoga sta interessando anche il settore della mobilità. Il settore non può restare ancorato a un modello basato su polizza annuale, rinnovo e gestione burocratica del sinistro. Auto connesse, veicoli elettrici, sharing mobility, micromobilità urbana e flotte aziendali stanno modificando il profilo dei rischi. L’assicurazione deve integrare telematica, assistenza stradale, servizi digitali e prodotti usage-based. Nel momento del sinistro si misura la qualità dell’intero sistema: denuncia via app, perizia rapida, veicolo sostitutivo, stato della pratica consultabile e liquidazioni più veloci sono leve decisive di fiducia.
In questo scenario, il ruolo degli intermediari diventa ancora più importante. Agenti e broker non sono semplici canali distributivi, ma presidi di relazione, consulenza e ascolto. Sono loro a intercettare i bisogni reali del cliente, spiegare la complessità, individuare i gap di protezione e trasformare un prodotto tecnico in una soluzione comprensibile. La tecnologia può rendere più efficienti processi, dati e personalizzazione, ma la fiducia resta un elemento relazionale.
Per costruire ecosistemi assicurativi maturi servono tre condizioni. La prima è misurare la soddisfazione in modo sistematico, con metriche condivise come NPS, CSAT e Customer Effort Score, ma anche attraverso l’analisi dei tempi di risposta e della qualità dei partner. La seconda è usare questi dati nei processi decisionali, non solo nei report. La terza è selezionare i partner sulla qualità del servizio e non soltanto sul prezzo.
C’è poi il tema della trasparenza nell’uso dei dati. Gli ecosistemi assicurativi si fondano sulla capacità di interpretare informazioni su immobili, comportamenti di guida, vulnerabilità aziendali e bisogni di protezione. Il cliente deve sapere quali dati vengono raccolti, come vengono usati e quale beneficio concreto riceve in cambio. Senza trasparenza non c’è fiducia, e senza fiducia non esiste ecosistema.
L’assicurazione italiana ha oggi l’opportunità di compiere un salto di qualità: da settore percepito come necessario ma distante a infrastruttura di protezione vicina, proattiva e utile. Per riuscirci deve superare la logica del prodotto e costruire esperienze integrate, dove ogni attore della filiera contribuisce a un obiettivo comune: migliorare concretamente la vita delle persone e la capacità delle imprese di affrontare i rischi. La customer satisfaction non è quindi un indicatore accessorio, ma la misura strategica del futuro assicurativo: il modo più diretto per capire se la protezione genera davvero valore per clienti, imprese e filiera.

La vera sfida non è vendere più polizze, ma aumentare il livello di protezione di famiglie e imprese. Se gli ecosistemi riusciranno a integrare assicurazione, tecnologia e servizi, il settore potrà contribuire a ridurre il protection gap che ancora caratterizza il nostro Paese e rafforzare la competitività del sistema economico. È su questa capacità di creare valore continuo, più che sul numero di contratti sottoscritti, che si misurerà il futuro dell’industria assicurativa. Chi opera nel settore assicurativo non può osservare questa trasformazione da spettatore. La prima giornata degli Insurtech Days 2026, in programma il 2 luglio a Milano, sarà l’occasione per confrontarsi con compagnie, broker, operatori tecnologici e istituzioni sui nuovi ecosistemi assicurativi e sulle prospettive di evoluzione del mercato. Programma e iscrizioni: https://insurtechitaly.com/event/insurtech-day-2026-day1-2-luglio/#Iscrizioneday1