NYSE CERCA DI STRAPPARE HIGH-TECH AL NASDAQ

24 Maggio 2000, di Redazione Wall Street Italia

Il NYSE sta cercando di cambiare immagine e di entrare a far parte della nuova economia.

Entro l’anno prossimo dovrebbe diventare un mercato completamente elettronico e nel frattempo ha aperto un ufficio a Palo Alto, nel cuore di Silicon Valley per essere piu’ vicino alle societa’ Internet.

Per mantenersi al passo con la concorrenza del Nasdaq, infatti, il New York Stock Exchange entra in territorio nemico e allenta i requisiti per il collocamento per attrarre un maggior numero di societa’ high-tech.

Storicamente il NYSE, fondato oltre 200 anni fa, veniva considerato il mercato americano per eccellenza, mentre il Nasdaq, in vita dal 1971 era visto come la piazza minore, dove venivano collocate le aziende non pronte per il Big Board.

In questo modo le societa’ di Silicon Valley, agli albori di Internet, si sono concentrate sul Nasdaq, ma ora che Microsoft (MSFT), Intel (INTC), Cisco Systems (CSCO) e le altre hanno assunto un ruolo centrale per l’economia, il Nasdaq rischia di compromettere la posizione leader del NYSE.

Solo una manciata di aziende high-tech, quali Hewlett-Packard (HWP), IBM (IBM) e America Online (AOL) – che si e’ trasferita nel 1996 – sono infatti trattate sul New York Stock Exchange, e sebbene il suo valore di mercato sia piu’ che raddoppiato rispetto a quello del Nasdaq – $11,4 trilioni contro $5,2 trilioni – la crescita non e’ cosi’ veloce. Dal 1998 al 1999 la capitalizzazione del NYSE e’ infatti aumentata dell’11% contro il 136% del Nasdaq.

“Il nostro mercato e’ recepito incorrettamente come arcaico, senza tecnologia”, spiega Thomas Rathjen, responsabile dell’ufficio NYSE di Palo Alto, ” il mio compito e’ quello di dissipare questi pregiudizi. Del resto il 90% degli ordini e’ elettronico e il nostro mercato, a differenza del Nasdaq e’ pronto a trattare in decimali”.

Non sembra pero’ un compito facile.

I direttori finanziari delle societa’ tecnologiche, coloro cioe’ che decidono le collocazioni, non vedono il NYSE di buon occhio.

“Siamo rimasti sul Nasdaq dall’inizio e non abbiamo ragione di cambiare”, commenta il CFO di Cisco; “c’e’ buona liquidita’ e gli operatori forniscono sufficienti informazioni sulle condizioni del mercato. Ed e’ anche piu’ economico”.

Thomas Rathjen cerca di convincere le societa’ che il sistema di contrattazioni del NYSE e’ piu’ stabile grazie all’uso per ogni titolo di uno specialista che fornisce un miglior controllo sui cambiamenti di prezzo improvvisi, ma il Nasdaq ribatte che nonostante l’enorme volume di contrattazioni di titoli quali Intel, Microsoft e Cisco, gli scambi producono una limitata volatilita’.

Per facilitare l’entrata di nuove societa’ high-tech sulla piazza, poi, il New York Stock Exchange ha cambiato vari regolamenti e ora le societa’ per essere ammesse non devono piu’ dimostrare 3 anni di profitti.

Le societa’ possono anche decidere di andarsene volontariamente dal mercato e venire trattate su piattaforme elettroniche indipendenti dal NYSE, e gli spinoff delle societa’ possono poi essere collocati sul New York Stock Exchange se la societa’ madre possiede alcuni requisiti.

Secondo Brad Koenig di Goldman Sachs quest’ultima possibilita’ mette il NYSE in un’ottima posizione per aumentare la quota di mercato. Se il mercato si stabilizzera’, infatti, molte delle future Ipo saranno spinoff di societa’ gia’ trattate al NYSE, quali Wal-Mart (WMT) e Nordstrom (JWN) e seguiranno le orme delle case madri.