Niente soluzione bad bank per i gruppi insolventi

15 Settembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Una recessione lunga tre anni ha lasciato le banche italiane piene di prestiti non redditizi in portafoglio. Si parla di contratti per 200 miliardi di euro, che difficilmente saranno mai ripagati. Il progetto di bad bank che ha in cantiere l’Italia servirà a risolvere questo annoso problema, ma è rivolto esclusivamente alle banche solventi ed è su base volontaria.

Lo ha detto il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco alla Italy Conference di Euromoney tenutasi a Milano. Secondo il numero uno di Bankitalia, l’Asset Managemente Company (la cosiddetta bad bank) darebbe l’impulso a sgravare le banche delle sofferenze con la garanzia dello Stato.

L’Italia deve mettere in piedi uno strumento speciale che compri i debiti inesigibili delle banche ai prezzi di mercato, in modo tale da ripulire i loro bilanci e rilanciare i prestiti.

Il lancio di un Asset Management Company che acquisterà Non-performing loans dalle banche, secondo Visco contribuirebbe a dare il calcio di avvio al mercato degli Npl, ad aumentare la trasparenza delle attività delle banche e a migliorare le condizioni a cui le banche raccolgono il capitale e la provvista.

Proprio la trasparenza, ha spiegato Visco, è un punto dolente, essendo ilmercato ancora estremamente limitato e opaco, con i prezzi che pertanto potrebbero non essere determinati in maniera corretta.

Ci sono differenze sostanziali tra l’Amc usato in Italia e le iniziative analoghe in altri paesi. Mentre in questi ultimi, infatti, le banche erano in uno stato di crisi ed erano quindi obbligate a parteciparvi, in Italia il progetto non prevede il trasferimento di perdite dalle banche allo Stato, ma mira alle banche solventi, quindi la partecipazione dovrà essere volontaria.

Inoltre la configurazione del progetto in Italia dovrà essere tale che gli asset verranno trasferiti a prezzi di mercato, escludendo così un trasferimento di perdite dalle banche allo Stato che innescherebbe le conseguenze della regolamentazione europea sugli aiuti di Stato. Tutte queste differenze rendono il progetto italiano ancora più complesso.

Con l’occasione il governatore Visco spende due parole anche sulla nuova direttiva che coinvolge nel salvataggio degli istituti in difficoltà azionisti, obbligazionisti, e correntisti sopra i 100 mila euro, ovvero il cosidetto piano di ‘bail-in’ che accoglie la direttiva europea. Il numero uno di Bankitalia si dice consapevole del fatto che introducendo strumenti per il bail-in potrebbe esserci un impatto sui costi della raccolta delle banche.

Inoltre, nel collocare i propri titoli le banche dovranno sempre rispettare le regole di protezione degli investitori, dato che i sottoscrittori potrebbero essere chiamati a contribuire ai costi di risoluzione. Ne consegue la necessità di dare ai clienti informazioni esaustive sulle caratteristiche dei diversi strumenti, i più rischiosi dei quali dovrebbero essere espressamente riservati agli investitori istituzionali.

In merito poi alla congiuntura dell’Italia, Visco rileva che la ripresa procede a ritmo moderato e le condizioni di accesso al credito più favorevoli e l’aumento di fiducia hanno finalmente forniro supporto alla domanda interna e all’accumulazione di capitali.

“I consumi privati” – ha concluso il numero uno di via Nazionale – dovrebbero inoltre beneficiare del calo delle quotazione del petrolio e dell’aumento dei redditi”.

(Aca-DaC)