Wall Street assediata da panico Evergrande, la ‘Lehman cinese’: il commento di El-Erian. Indice paura VIX al record da maggio

20 Settembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Panico per il futuro di Evergrande, ansia per l’imminente riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve di Jerome Powell; la previsione che si auto-avvera ovvero la paura del mese di settembre, storicamente il peggior mese per l’azionario, con una perdita per lo S&P 500, stando ai dati dello Stock Trader’s Almanac, dello 0,4% in media. Sempre la storia dimostra che gli smobilizzi tendono a farsi più violenti nella seconda metà del mese.

In questo mese di settembre, finora, il Dow Jones ha perso il 3,3%; lo S&P ha ceduto il 3,2% e il Dow Jones -2,9%.

Un articolo della Cnbc segnala che la paura della variante Delta è sempre dietro l’angolo. I riflettori comunque sono particolarmente puntati sul colosso immobiliare cinese Evergrande, da tempo nei guai. Tutti questi timori si riflettono anche sul trend dell’indice della paura, ovvero del Cboe Volatility index (VIX), salito oggi al di sopra di quota 26, al record dal maggio scorso.

Alle 16.20 ora italiana, il Dow Jones affonda di oltre 500 punti (-1,49%), a 34.069 punti circa; lo S&P 500 arretra dell’1,67% a 4.359, mentre il Nasdad cede più del 2% a 14.734 punti. Tra i titoli, sell off sugli energetici, che scontano il tonfo dei prezzi del petrolio. Giù in particolare Occidental Petroleum, Hess e Devon Energy.

Le banche pagano invece il calo dei rendimenti dei Treasuries, dovuto ai buy che si riversano sui titoli di Stato. I tassi sui Treasuries a 10 anni scendono di 4 punti base all’1,329%. Vendite su Bank of America e JPMorgan Chase. Male anche i titoli dei colossi che dipendono dalla crescita economica mondiale, come Ford e GM.

Occhio alla nota di Mike Wilson, responsabile strategist dell’azionario di Morgan Stanley: “Crediamo che la transizione di metà ciclo si concluderà con la correzione che alla fine colpirà lo S&P”.

Wilson ha citato i rischi al ribasso rappresentati da eventuali “downgrade sulle stime degli utili, sulla fiducia dei consumatori e sugli indici PMI”. A suo avviso è più probabile un “risultato distruttivo” che una correzione pari o superiore al 20%.

Nel commentare il caso Evergrande, Mohamed El-Erian, ex Pimco e responsabile consulente economico di Allianz, intervenendo a “Squawk Box”, ha affermato che gli sviluppi del caso stanno alimentando dubbi sul fatto che “la Cina sia un mercato investibile”.

La paura rimane quella del default del gigante made in China. Alle prese con un debito monstre di $300 miliardi, Evergrande è un colosso di tali dimensioni da portare diversi analisti a paventare il peggio, in caso di default, non solo per l’economia e l’azionario cinesi ma anche per i mercati esteri.

Il gruppo ha avvertito gli investitori almeno due volte, nelle ultime settimane, sul rischio di fare default sui propri debiti.

Giorni fa Moody’s Investors Service ha citato “i maggiori rischi di default e di liquidità” che incombono su Evergrande.

“Un eventuale collasso di Evergrande rappresenterebbe la prova più grande a cui il sistema finanziario della Cina verrebbe sottoposto negli ultimi anni”, ha commentato Mark Williams, capo economista della divisione Asia di Capital Economics.

Gli investitori internazionali non stanno più solo evitando le obbligazioni di Evergrande; a crollare è stata anche la domanda per il debito emesso da altri colossi immobiliari, mentre le banche con esposizione al settore immobiliare cinese sono sotto esame. E qualcuno già parla del gigante come della Lehman Brothers cinese.