Volatilità sterlina a record in sei anni, terrorismo alimenta spettro Brexit
Sul valutario, l’euro cede -0,30%, a $1,1183. Il dollaro sale +0,32% nei confronti dello yen, sotto JPY 113. Osservata speciale rimane la sterlina, che sconta in particolare le possibili conseguenze degli attacchi terroristici rivendicati dall’ISIS sul futuro del Regno Unito. Secondo alcuni analisti, l’escalation del terrorismo potrebbe infatti tradursi in un rafforzamento del fronte favorevole allo scenario Brexit. Il referendum che decreterà il futuro del Regno Unito si terrà il prossimo 23 giugno. Contro il dollaro, la valuta britannica cede -0,30%, a $1,4166. L’incertezza è tale che la volatilità implicita a tre mesi, come dimostra il grafico di cui sotto, che vola al 14,5% – nel rapporto con il dollaro -, al record dal 2010, dunque in sei anni.
La volatilità implicita a tre mesi del rapporto euro/sterlina vola al 13,70%, al record dall’aprile del 2009, dunque in sette anni.

Un altro grafico mette in evidenza il sentiment ribassista del mercato valutario sulla sterlina. Le opzioni sul rapporto sterlina/dollaro mostrano una domanda enorme per i contratti put rispetto a quelli call. Il che significa che il mercato valutario è decisamente ribassista nei confronti della sterlina.
Diversi economisti ritengono che in caso di Brexit la sterlina crollerebbe ulteriormente nei confronti del dollaro, da $1,41 di oggi a $1,2 o anche più in basso. L’ultimo sondaggio stilato da ICM mette in evidenza come il fronte “Leave” (ovvero Lasciare l’Ue) sia in vantaggio con il 43% rispetto al fronte contrario al Brexit, al 41%. Mentre il 16% degli elettori è ancora indeciso.
Gli ultimi attacchi terroristici rischiano di smembrare l’Ue con la chiusura delle frontiere, e dunque, dare maggiore forza a uno scenario in cui il Regno Unito decida di staccarsi da un blocco la cui unità, tra terrorismo e crisi dei migranti, è a forte rischio.
(in fase di scrittura)
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Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
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La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.