Venezuela cerca di rimpatriare 550 milioni in oro, BoE dice no
Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, sta cercando, senza successo, di rimpatriare almeno 14 tonnellate d’oro detenute presso la Banca d’Inghilterra, per un valore superiore ai 550 milioni di dollari. La mossa di Caracas sarebbe giustificata dal timore che l’accesso alle riserve detenute all’estero potrebbe essere congelato sotto le sanzioni degli Stati Uniti. Lo ha riferito il Times di Londra.
I funzionari britannici avrebbero “insistito sul fatto che vengano adottate misure standard per prevenire il riciclaggio di denaro”.
Nell’ambito dell’aspra crisi economica del Venezuela, la banca centrale del Paese ha dato fondo alle riserve auree, più che dimezzate nel giro di un triennio: dalle 364 tonnellate di fine 2014 alle 160 dello scorso giugno.
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I principali indici di Wall Street iniziano la giornata con cautela a causa delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, alimentate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. L’inflazione negli Stati Uniti segna un aumento significativo, influenzata dall’incremento dei prezzi energetici. Il mercato azionario osserva con attenzione i dati macroeconomici, mentre il Dow Jones e l’S&P 500 mostrano movimenti contrastanti.
Le richieste di sussidio alla disoccupazione negli Stati Uniti hanno superato le previsioni, raggiungendo 215.000 unità nella settimana al 22 maggio. Questo aumento è stato maggiore del previsto, con un incremento di 5.000 unità rispetto alla settimana precedente. Anche la media delle ultime quattro settimane è cresciuta, segnando un possibile segnale di allerta per il mercato del lavoro.
L’economia americana mostra una crescita deludente nel quarto trimestre del 2025, con un PIL rivisto al ribasso. Le spese personali reali, principali motori della crescita, sono in calo rispetto alle stime precedenti. L’indice PCE, importante per monitorare l’inflazione, segna un aumento come previsto dagli analisti.
Le esportazioni di merci dell’Unione Europea hanno subito un significativo calo nel primo trimestre, con riduzioni marcate verso Stati Uniti, Turchia e Cina. Secondo Eurostat, le esportazioni complessive sono diminuite dell’8,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le importazioni sono calate del 3,3%.