Usa, prezzi alla produzione in calo: peggior risultato da agosto
L’indice dei prezzi alla produzione Usa è sceso dello 0,1% a marzo rispetto a febbraio, a fronte delle attese che erano per una variazione positiva dello 0,2%. L’indice PPI, negli Stati Uniti come altrove, misura il valore dei beni al primo stadi della loro commercializzazione, ossia i prezzi al livello di ingrosso o del produttore. Il risultato su base mensile è il peggiore da agosto dell’anno scorso.
Rispetto all’anno prima i prezzi sono saliti dell’1,7%, meno dell’1,8% previsto, nonostante la domanda finale più alta in cinque anni di tempo (vedi grafico sotto). I dati macro non hanno avuto grande impatto su azionario, valutario o obbligazionario. Il dollaro scende e i Bond del Tesoro salgono, mentre si attende un avvio di seduta negativo a Wall Street.

Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo