Usa, delusione beni durevoli: si contraggono a sorpresa dell’1,2%
A sorpresa gli ordini di beni durevoli si sono contratti dell’1,2% il mese scorso negli Stati Uniti: la variazione negativa è decisamente peggiore delle attese che erano per un risultato positivo dello 0,3%. La revisione al rialzo timida allo 0,2% dei dati precedenti non è sufficiente a fare dimenticare la delusione per i dati di ottobre.
Gli ordini di prodotti ‘core’ sono aumentati dello 0,4, anche in questo caso facendo peggio delle aspettative. Ma la revisione dei dati precedenti in questo caso è stata più importante (+1,1% contro lo 0,7% riportato in precedenza). Depurando i dati dei settori Difesa e Aereospazio, gli ordini sono diminuiti dello 0,5% a fronte di un incremento della stessa ampiezza previsto.
Sul Forex il dollaro si è indebolito leggermente, mentre i future sui principali indici di Borsa continuano a scambiare in rialzo, sebbene con un po’ meno slancio rispetto alla fase antecedente la pubblicazione dei dati macro alle 14.30 italiane.

Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo