UniCredit congela l’Opa su Banco BPM, preda possibile anche di una banca francese. Mps: smentita Tesoro non evita calo in Borsa

16 Febbraio 2022, di Redazione Wall Street Italia

Bocche cucite su Banco BPM da UniCredit che si limita, come da programma, ad annunciare che il cda ha approvato il bilancio 2021, convocando l’assemblea degli azionisti il prossimo 8 aprile. L’attenzione sulle banche, a Piazza Affari, è massima, e i riflettori rimangono fermi su Mps che, il cui futuro, diversamente da quello Carige – messa in sicurezza da Bper – rimane in bilico. Così in bilico che l’agenzia Bloomberg ha riportato nella serata di ieri indiscrezioni, secondo cui l’aumento di capitale che il Monte dei Paschi di Siena lancerà è destinato ad aumentare dai 2,5 miliardi di euro previsti nel piano industriale a ben 3,5 miliardi. Un miliardo in più che, secondo l’agenzia di stampa, sarebbe considerato dal Tesoro maggiore azionista del Monte come “necessario per rispettare i requisiti di capitale specifici per la banca” che sono stati stabiliti dalla Bce.

Pronta tuttavia la risposta della banca senese, che ha parlato di indiscrezioni senza alcun fondamento. Il mercato però non ne è del tutto sicuro, tanto che il titolo del Monte cede il 3%. Il Sole 24 Ore parla di rebus sull’aumento di capitale,

riportando che fonti vicine alla banca sottolineano come sia troppo previsto fare “qualsiasi valutazione sul deficit di capitale”: il nuovo ceo Luigi Lovaglio – che ha preso il posto di Guido Bastianini, defenestrato dal Tesoro maggiore azionista del Mps – è appena arrivato e deve ancora apportare modifiche al piano industriale. Quel piano dovrà essere poi esaminato dalla Bce e dal Dg Comp (Unione europea), con cui il Mef è in trattative nella speranza per rimanere nel capitale del Monte per per più tempo nel capitale della banca, che ha ricapitalizzato in via precauzionale nel 2017. Ormai quasi cinque anni fa, quando lo Stato versò 5,4 miliardi per una quota che oggi vale un decimo. Il vecchio piano firmato da Bastianini dunque, dovrà essere necessariamente rivisto da Lovaglio, e la cifra della ricapitalizzazione del Mps non è certo scritta nella pietra. Tra l’altro lo stesso titolare del Tesoro Daniele Franco ad agosto, quando la speranza era di riuscire a dare in sposa il Monte a UniCredit, aveva avvertito sul rischio che l’aumento di capitale potesse essere “ben superiore a quello previsto nel Piano 2021-25”, che nel dicembre del 2020 era stato calcolato tra i 2 e i 2,5 miliardi (poi stabilito a 2,5 miliardi nel nuovo piano presentato a dicembre del 2021). Così il Sole 24 Ore: “Si vedrà quali saranno le richieste esatte della Bce, che punta ad evitare che una banca storicamente fragile come Mps (che ha bruciato oltre 20 miliardi di euro di aumenti di capitale in 10 anni) sia poi esposta a ulteriori rischi e incertezze”. Piazza Affari guarda però oggi anche a UniCredit e Banco BPM, dopo le mancate dichiarazioni di Piazza Gae Aulenti su ciò che intende fare su Piazza Meda. La trepidazione per la riunione del cda di UniCredit previsto per la giornata di ieri era palpabile: non per niente la potenziale preda di Orcel aveva visto balzare il titolo sul Ftse Mib fino a +6%, in una sessione in cui a tenere banco, grazie alla formalizzazione dell’accordo di M&A nel giorno di San Valentino tra Bper e Carige, era stato il risiko bancario. momento della sua stesura (dicembre 2020) era quantificato tra i 2 e 2,5 miliardi. In particolare Bper aveva chiuso la sessione di ieri in rally di oltre +9%. Bene anche la sua potenziale offerente UniCredit.

I due titoli sono invece oggi in ribasso, scontando il silenzio di Orcel. Piazza Gae Aulenti si è limitata ad annunciare per l’appunto l’approvazione da parte del cda del progetto di bilancio e del bilancio consolidato al 31 dicembre del 2021 rimarcando i dettagli sul buyback e sui dividendi e a convocare l’assemblea ordinaria e straordinaria di UniCredit per il prossimo 8 aprile elencando le proposte che saranno presentate agli azionisti.

Niente su Banco BPM, dopo la girandola di rumor che avevano indicato la possibilità che Orcel facesse un blitz su Banco BPM già nel fine settimana lanciando un’Opa ostile. E invece no, anche perchè la fuga di notizie avrebbe fatto perdere al ceo di UniCredit una sorta di attimo fuggente. Tra l’altro Banco BPM, stando a quanto scrive oggi La Repubblica potrebbe essere stata adocchiata anche da Credit Agricole: “Il rivale più serio è Crédit Agricole, che ha il suo secondo mercato in Italia e due anni fa trattò per comprare Banco Bpm, ma ruppe per diverse vedute con i vertici sulla governance di quel che sarebbe diventato – diventerebbe – il secondo polo bancario italiano. «In questo momento non abbiamo dossier aperti, come tutti gli altri player siamo attenti a valutare le opportunità che si dovessero presentare sul mercato», ha detto giorni fa Giampiero Maioli, leader dei francesi in Italia. Di certo il governo Draghi, che dietro le quinte non ha digerito bene il dietrofront di Orcel su Mps, è più ‘aperto’, e meno antifrancese, di tanti che possono uscire dall’urna nel 2023: specie se di centrodestra”. Lo stesso ceo di Banco BPM Giuseppe Castagna avrebbe cercato riparo sotto le ali dei francesi  per difendersi da UniCredit. L’AD è convinto tra l’altro che il titolo Banco BPM valga di più di quanto sia stato prezzato in Borsa fino a oggi. Una battaglia tra UniCredit e i francesi di Credit Agricole per conquistare Piazza Meda? A questo punto niente è escluso nell’arena del risiko bancario italiano. Risiko bancario che vede però ancora isolata Monte dei Paschi, a dispetto delle ambizioni del Mef illustrate di recente dal ministro Daniele Franco.

 

 

 

onti vicine alla banca evidenziano che è ancora presto per fare qualsiasi valutazione sul deficit di capitale, visto che il nuovo ceo Luigi Lovaglio si è appena insediato e deve ancora mettere mano al nuovo piano. E solo in quel contesto si inizieranno a trattare con Bruxelles e Bce le condizioni per la relativa ricapitalizzazione. Ricapitalizzazione che, e su questo c’è invece certezza, dovrà essere realizzata a condizioni di mercato, senza quindi alcun coinvolgimento degli obbligazionisti subordinati e, almeno negli auspici del Mef, in grado di attrarre nuovi potenziali investitori nell’azionariato.