UE: recessione evitata, ma venti contrari persistono. Inflazione in calo
Dopo il picco del 2022, l’inflazione si ridurrà nell’orizzonte di previsione dice la Commissione Ue. “Tre mesi consecutivi di moderazione dell’inflazione complessiva indicano che il picco è ormai alle spalle, come anticipato nelle previsioni d’autunno” si legge nelle previsioni economiche invernali. Dopo aver raggiunto il massimo storico del 10,6% in ottobre, l’inflazione è diminuita e la stima flash di gennaio è scesa all’8,5% nell’area dell’euro. Il calo è stato determinato principalmente dalla diminuzione dell’inflazione energetica, mentre l’inflazione di fondo non ha ancora raggiunto il suo picco.
Le previsioni sull’inflazione sono state riviste leggermente al ribasso rispetto all’autunno, riflettendo principalmente gli sviluppi del mercato energetico. L’inflazione globale dovrebbe scendere dal 9,2% nel 2022 al 6,4% nel 2023 e al 2,8% nel 2024 nell’UE. Nell’area dell’euro, si prevede una decelerazione dall’8,4% nel 2022 al 5,6% nel 2023 e al 2,5% nel 2024. “Sebbene l’incertezza sulle previsioni rimanga elevata, i rischi per la crescita sono sostanzialmente bilanciati. La domanda interna potrebbe risultare più elevata del previsto se i recenti cali dei prezzi del gas all’ingrosso si trasmetteranno con maggiore forza ai prezzi al consumo e se i consumi si dimostreranno più resistenti. Tuttavia, non si può escludere una potenziale inversione del calo nel contesto delle continue tensioni geopolitiche. Anche la domanda esterna potrebbe rivelarsi più robusta dopo la riapertura della Cina, il che potrebbe tuttavia alimentare l’inflazione globale”. “I rischi per l’inflazione rimangono in gran parte legati agli sviluppi dei mercati energetici, rispecchiando alcuni dei rischi identificati per la crescita. Soprattutto nel 2024, prevalgono i rischi di rialzo dell’inflazione, in quanto le pressioni sui prezzi potrebbero rivelarsi più ampie e radicate del previsto se la crescita dei salari dovesse attestarsi su tassi superiori alla media per un periodo prolungato”.
Breaking news
Nel mese di giugno, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) negli Stati Uniti, esclusi cibo ed energia, è rimasto invariato rispetto al mese precedente, mentre l’indice generale è sceso dello 0,4%. Le stime mediane prevedevano un leggero aumento. I rendimenti sono scesi e i futures dell’S&P 500 sono aumentati in risposta ai dati del CPI inferiori alle attese. Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha ribadito la sua posizione contro l’inflazione persistente.
Focus su inflazione Usa, attesa in rallentamento a giugno, e testimonianza alla Camera del presidente Fed Warsh. Al via trimestrali Usa
Il petrolio Brent ha superato gli 85 dollari al barile per la prima volta in un mese, in seguito alla decisione del Presidente USA Donald Trump di reimporre un blocco sulle navi iraniane nello Stretto di Hormuz. Questa mossa ha acceso timori sulle forniture globali, portando il petrolio ai massimi livelli mensili.
Le esportazioni e importazioni cinesi hanno superato le aspettative a giugno, spinte dalla crescente domanda globale di semiconduttori e hardware per data center AI. Le esportazioni sono aumentate del 27%, mentre le importazioni sono cresciute del 36%, portando a un surplus commerciale di 125,6 miliardi di dollari.