Ubs, Iran: “Non prevediamo escalation, le conseguenze per gli investitori”

8 Gennaio 2020, di Alberto Battaglia

“Il nostro scenario di riferimento, che non contempla un’escalation militare di rilievo, prevede un impatto limitato sull’economia e sugli utili globali. Manteniamo quindi il nostro sovrappeso sulle azioni globali e statunitensi”: è questa l’analisi Mark Haefele, Global Chief Investment Officer Wealth Management di UBS, a poche ore dalla rappresaglia iraniana sulla base statunitense-irachena.

“A meno che si verifichino gravi perturbazioni, ci sembra improbabile che le quotazioni del greggio possano mantenersi a lungo sui livelli attuali. La capacità disponibile nel settore petrolifero rimane adeguata, dato che quella dell’Opec e della Russia è di circa 3,3 mbg. Inoltre, per quest’anno prevediamo ancora un eccesso di offerta di greggio (0,3 mbg), in particolare nell’1S20; infatti, la crescita della produzione non OPEC (da parte di Stati Uniti e Norvegia) dovrebbe superare il leggero aumento della domanda. Pur aspettandoci che i prezzi del petrolio scontino un premio al rischio più alto, a fronte della riacutizzazione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e delle potenziali misure ritorsive da parte di Teheran, ci sembra improbabile che le quotazioni del Brent possano mantenersi sopra 70 dollari il barile nell’1S20, come è successo a settembre dopo l’attacco a una raffineria saudita”.