Tonfo prezzi del petrolio dopo Doha: a New York -7%, tornano a $38
ROMa (WSI) – Il flop al vertice di Doha tra i paesi Opec e non Opec maggiori produttori di petrolio al mondo scatena vendite scatenate sui contratti sul petrolio, con il WTI scambiato sul Nymex di New York che cede quasi -7% durante la sessione asiatica attestandosi attorno a quota $38.

Il crollo del 7% è il più forte in sette mesi e condiziona tutti i mercati. I futures sul Dow Jones sono in perdita di -100 punti. Immediata la reazione delle banche d’affari, con Goldman Sachs che afferma che il mancato raggiungimento di un accordo tra i paesi Opec e non Opec nel vertice di domenica 17 aprile è un fattore “bearish”, ribassista per i prezzi del petrolio e che prevede anche un elevato livello di volatilità dei prezzi.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.