Telecom Italia sospesa per eccesso di ribasso, Orange esclude interesse
ROMA (WSI) – Giornata no per il titolo Telecom Italia, che accelera al ribasso nel giorno in cui ha pubblicato i conti, entrando in asta di volatilità con un calo teorico -5% circa.
A pesare le dichiarazioni di Stephane Richard, numero uno di Orange, che esclude di avere interessi verso l’azienda italiana. Così ha detto Richard:
“Sull’Italia voglio essere molto chiaro: nessun contatto con Vivendi o Niel e nessun piano di acquisto di Telecom Italia”. Richard ha puntualizzato che i rapporti Orange-Telecom hanno una natura solo professionale. Con Telecom Italia ci sono solo contatti di natura professionale, ha aggiunto il presidente e ceo di Orange. “Siamo colleghi. Siamo operatori di tlc, industriali del settore come lo sono i nostri amici italiani, abbiamo relazioni professionali di stima e di reciproco rispetto per quello che facciamo”.
Il ceo di Orange in mattinata aveva affermato inoltre che “non è tempo di grandi operazioni in Europa tra le big” del settore delle tlc.
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerĂ a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo