S&P: la volatilità legata alla Cina è destinata a restare
“La volatilità relativa alla Cina è destinata a permanere”, così si legge in una ricerca redatta dall’agenzia di rating Standard & Poor’s dedicata ai rischi finanziari dell’area asiatica. Anche se i mercati si sono calmati negli ultimi tempi, S&P ritiene che i progressi operati dal Dragone sulla strada delle riforme strutturali siano stati ancora lenti; allo stesso tempo la conversione dell’economia cinese a un modello guidato dai consumi è in atto, per quanto i dati non siano ancora soddisfacenti in tal senso.
Secondo l’agenzia di rating i timori del mercato sono “esagerati” per quanto riguarda l’andamento dell’economia e il regime monetario: l’area dell’Asia-Pacifico resterà in testa alla crescita globale nel 2016 e nel 2017, scrive S&P, con stime immutate dal novembre 2015. Il Pil dell’area dovrebbe avanzare del 5,3% per quest’anno e del 5,2% nel successivo, con l’India nel ruolo di prima della classe. Tuttavia i rischi verso il ribasso in merito alla previsione base, “continuano a superare quelli di potenziali sovrapervormance”.
Breaking news
Le borse cinesi aprono la settimana in negativo, seguendo il trend delle altre piazze asiatiche, dopo le tensioni geopolitiche tra Israele e Iran e i dati sul mercato del lavoro USA che influenzano i tassi di interesse. L’indice Hang Seng di Hong Kong perde l’1,22%, mentre Shanghai e Shenzhen registrano cali ancora più significativi.
NVIDIA ha annunciato una partnership pluriennale con SK hynix volta a promuovere memorie di nuova generazione per infrastrutture globali di intelligenza artificiale. L’accordo mira ad accelerare la progettazione e produzione di semiconduttori, sostenendo la crescita delle fabbriche di IA e l’espansione delle infrastrutture IA in tutto il mondo.
La Borsa di Tokyo e quella di Seul hanno subito significative perdite all’inizio della settimana a causa delle tensioni geopolitiche tra Israele e Iran e delle prese di profitto nel settore tecnologico e AI. L’indice Nikkei ha chiuso in calo del 3,85%, mentre il Kospi di Seul è sceso dell’8,29%.
Le tensioni tra Iran e Israele hanno portato a un aumento significativo del prezzo del petrolio, mettendo a rischio un fragile cessate il fuoco in Medio Oriente. I colloqui di pace sono in stallo, mentre le azioni militari continuano a intensificarsi.