Shiller: per gli investitori di lungo termine, meglio ridurre le azioni

24 Febbraio 2017, di Alberto Battaglia

Alle voci da tempo critiche sui livelli delle valutazioni dell’azionario Usa, che sarebbero molto sopravvalutate, si è aggiunta quella di Robert Shiller, professore di economia presso l’università di Yale. Secondo i tradizionali price/earnings ratio (che mettono in relazione il prezzo dell’azione con gli utili della società cui fa riferimento) le valutazioni del mercato sono ai massimi dal 2004, per quanto riguarda il listino Usa S&P 500. Shiller ha sviluppato uno strumento d’analisi più raffinato, il cyclically adjusted price-earnings (Cape), il quale mette in rapporto i prezzi attuali con gli utili delle relative società realizzati negli ultimi 10 anni, depurati dagli effetti dell’inflazione.

Secondo il Cape, dice Shiller a Cnbc, lo squilibrio risulta ancora più elevato: ci si trova ai massimi dal 2002. Un dato “alto a sufficienza perché sia degno di preoccupazione” ha aggiunto Shiller, precisando che, però, i movimenti a breve termine sono impossibili da prevedere: il Cape “non suggerisce necessariamente un disastro imminente”, ma “suggerirebbe di ridurre l’esposizione in azioni, in particolare per un investitori di lungo periodo”.