Se Brexit non provocherà recessione, servirà cambio rotta della Bank of England
In seguito alla riunione di politica monetaria della Bank of England, Michael Metcalfe, Responsabile Global Macro Strategy di State Street Global Markets, ha sottolineato che se “la recessione provocata dalla Brexit e prevista dalle autorità centrali non si dovesse verificare, “la politica monetaria potrebbe richiedere un deciso cambiamento per prevenire la crescita dell’inflazione”.
Detto questo dai verbali della riunione si capisce chiaramente che è presto per una sferzata del genere e che la Bank of England intende aspettare ancora per vedere se sarà necessario un ulteriore allentamento. Secondo i dati a disposizione degli analisti, l’inflazione nel Regno Unito ha raggiunto l’1,8% su base annua dopo il crollo della sterlina conseguente alla Brexit.
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Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play