Risiko banche: tesoretto di Stato prorogato di altri sei mesi. Buona notizia per Mps e Carige. Imminente annuncio UniCredit?

21 Ottobre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Buona notizia per Mps, così come per Carige. La legge di bilancio 2022, la prima del governo Draghi, si appresta a fare quel regalo alle banche italiane che il Decreto Sostegni Bis non era riuscito a fare: prorogare di sei mesi la scadenza, fissata alla fine dell’anno, degli incentivi fiscali lanciati per favorire le aggregazioni, in particolare nel settore bancario. Una buona notizia per le due banche spine nel fianco del isistema bancario italiano. Le indiscrezioni sono arrivate ieri da fonti del governo, e riportate dalle agenzie di stampa. Reuters ha riportato come la notizia sia stata confermata dall sottosegretario al Tesoro Maria Cecilia Guerra: nella manovra dovrebbe essere così inserita la proroga delle agevolazioni fiscali previste per le operazioni di M&A, originariamente varate con la legge di bilancio 2021 sfornata dal governo Conte bis: il riferimento è alla possibilità, per chi compra, di trasformare le Dta in credito d’imposta. Qualche giorno fa, in via esclusiva, Reuters aveva riportato che il Mef stava considerando l’opzione di prorogare la scadenza degli incentivi di altri sei mesi, evidentemente anche per prendere tempo nel dossier che vede coinvolto il Monte e UniCredit.

Lo schema della cosiddetta dote fiscale, o dote di Stato – altre definizioni non mancano, come regalo di Stato, tesoretto – va precisato, si applica a tutte le società italiane, ma tende a privilegiare soprattutto le banche ed è un elemento chiave negli sforzi del Tesoro, primo azionista di Mps con una quota del 64%, tesi a convincere Andrea Orcel a fare in modo che la banca da lui gestita, UniCredit, si accolli il Monte.

Un annuncio da Piazza Gae Aulenti potrebbe arrivare da un momento all’altro: d’altronde, secondo altri rumor riportati negli ultimi giorni, l’AD di UniCredit Andrea Orcel avrebbe lanciato anche un ultimatum al Tesoro italiano: vuole un accordo entro il 27 ottobre”, giorno in cui si riunirà il cda di Piazza Gae Aulenti per l’approvazione della trimestrale, che sarà poi diramata ai mercati il giorno successivo, 28 ottobre. Le trattative vanno avanti da settimane, e Orcel non vorrebbe perdere altro tempo. Ciò che il banchiere chiede, è che il governo rispetti le precondizioni che lui ha già presentato alla fine di luglio, svenandosi allo stesso tempo – così è emerso dalla girandola di voci di mercato – con un aumento di capitale per il Monte che, secondo la Repubblica, pari a una cifra ben precisa: 7,3 miliardi di euro

“Orcel pare abbia chiesto 5 miliardi di dote al Tesoro per avere Mps, e 2,3 miliardi di benefici fiscali. Il doppio del deficit da 2,5 miliardi che i senesi da mesi ripetono”, aveva scritto il quotidiano qualche giorno fa. Una richiesta che, anche secondo il Financial Times, avrebbe provocato una situazione di stallo nelle trattative tra il Mef e UniCredit, per l’ovvia riluttanza da parte del governo a versare più di 7 miliardi per salvare la banca senese.

Oggi Il Sole 24 Ore riporta comunque che i dialoghi con il Tesoro “si sarebbero infittiti nelle ultime ore”. E che “intenzione comune è trovare la quadra entro mercoledì prossimo, con un allineamento che potrebbe arrivare al fotofinish”.

Sempre il quotidiano di Confindustria, nel caso di proroga della scadenza della dote fiscale di altri sei mesi, dunque fino a giugno del 2022, “UniCredit trarrebbe beneficio dall’acquisizione di Mps, portando a conto economico circa 2,3 miliardi di crediti fiscali. La novità però potrebbe aiutare anche Carige, che da parte sua può offrire un tesoretto di Dta per circa 420 milioni (iscritte a bilancio) a potenziali acquirenti, anche in uno schema di fusioni a tre”.

Anche Carige è infatti alla ricerca di un partner, dopo essere stata salvata alla fine del 2019 per la quarta volta in sei anni. La situazione della banca ligure si è inevitabilmente complicata con le richieste che sono state presentate dal secondo azionista, Cassa centrale banca, per esercitare il suo diritto di opzione e acquisire la quota dell’80% dell’Fitd, maggiore azionista. Le richieste sono state reputate troppo esose e che hanno gettato Carige nell’arena del risiko bancario.