Rating per gli appartamenti in affitto breve: il progetto di RepUp

13 Febbraio 2020, di Alessandra Caparello

Un rating universale per le locazioni a breve termine è l’idea a cui starebbe lavorando RepUp, startup della reputazione online, considerando che anche questo settore necessita di strumenti e strategie professionali.

«Il grande interesse verso il mondo dell’hospitality ci ha spinti ad ampliare il nostro raggio di azione anche in questo settore perché ci siamo resi conto che esiste un divario qualitativo enorme fra tipologie di appartamenti gestiti in maniera più o meno professionale». Spiega Andrea Orchesi co-founder e Presidente dell’azienda. «Siamo convinti che serva un indice comune a tutto il settore, un rating aperto in grado di attribuire un valore con criteri assolutamente trasparenti e condivisi. Per questo motivo abbiamo avviato un progetto di analisi della reputazione degli appartamenti in affitto breve, incrociata fra le varie piattaforme di prenotazione. Uno studio di questo tipo ci permette innanzitutto di recuperare importanti informazioni utili ai property manager. Si tratta di informazioni che se non gestite possono danneggiarne la reputazione. Per esempio, dati incoerenti nella compilazione delle schede, problemi ricorsivi, accessori indicati nel profilo e mancanti nell’appartamento che possono causare recensioni negative e così via. Il nostro audit proprietario ci permette quindi di capire quali sono i motivi di lamentela più diffusi e i servizi più apprezzati».

Lo sviluppo del progetto avviene anche con la collaborazione di CleanBnB, il più diffuso gestore italiano di appartamenti in affitto breve, quotato in Borsa a luglio 2019. E proprio in occasione di un suo intervento alla BIT 2020 (Borsa internazionale del Turismo), appena conclusasi a Milano, il Presidente di CleanBnB Francesco Zorgno ha dichiarato  «La reputazione online è uno dei fattori critici di successo nel mondo dell’hospitality, e in particolare nel settore degli affitti brevi. La nostra intuizione ai tempi di Expo fu che gli ospiti sarebbero stati disponibili a spendere sempre di più, per un servizio che fosse sempre più completo e professionale, partendo fin dalle fasi di preparazione e gestione della presenza online. È esattamente quello che è accaduto, e che continua a succedere»