Pil Italia 2022: simulazione UPB, conflitto Ucraina ha già sottratto un punto
“Dall’inizio dell’anno la congiuntura è divenuta più incerta; alla battuta d’arresto della produzione industriale in gennaio ha fatto seguito un rapido recupero in febbraio. In marzo, il primo mese seguente l’invasione russa dell’Ucraina, le famiglie sono divenute più caute sulle decisioni di acquisto di beni durevoli”. E’ quanto si legge nella nota sulla congiuntura di aprile dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) che analizza quali sono, ad oggi, gli effetti del conflitto sullo scenario internazionale e su quello italiano .
Sulla base delle stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) nei primi tre mesi dell’anno il Pil si sarebbe ridotto di circa mezzo punto percentuale, con un intervallo bilanciato ma molto ampio. “Alla flessione dei ritmi produttivi nel manifatturiero avrebbe fatto riscontro una dinamica meno sfavorevole nel terziario, grazie anche all’allentamento delle restrizioni per il contrasto al Covid-19”, precisa UPB sottolineando però che nel medio termine prevalgono nettamente i rischi al ribasso sulla crescita e al rialzo sull’inflazione, a causa del conflitto in Ucraina. Secondo una simulazione dell’UPB la guerra ha già sottratto al Pil dell’Italia nel 2022 circa un punto percentuale; se la durata della fase militare si estendesse temporalmente di un trimestre, il costo per l’attività economica del nostro Paese aumenterebbe di ulteriori 1,6 punti di Pil nel complesso del biennio 2022-23.
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L’Ocse prevede un’accelerazione dell’inflazione in Italia al 3% nel 2026, influenzata dallo shock energetico causato dalla guerra in Iran. Il rapporto Economic Outlook di giugno evidenzia un incremento dall’1,6% del 2025, mentre per il 2024 si attende un avvicinamento al target del 2,2%.
L’indice Nikkei giapponese ha raggiunto un nuovo record, trainato dalle aspettative positive nel settore dell’intelligenza artificiale. Inoltre, le nuove misure del governo giapponese per contrastare l’aumento dei prezzi energetici e l’indebolimento dello yen hanno contribuito al clima positivo sui mercati.
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