Petrolio scatta e raggiunge nuove vette, rassicurazioni dalla Russia stoppano (per ora) la corsa del gas

18 Ottobre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Petrolio ancora ben impostato, continua a beneficiare del boom della domanda di consumatori che, frenati dalla corsa del gas naturale, scelgono l’oro nero, provocandone così il rally. Proprio il trasferimento della domanda e dunque la richiesta minore di gas mettono sotto pressione le quotazioni: il gas TTF arretra di oltre l’8%, scontando anche le dichiarazioni del ministro dell’Energia e vicepremier russo Alexander Novak, che ha detto di ritenere che i rifornimenti di novembre e dicembre dalla Russia verso l’Europa potrebbero essere più alti dei livelli attuali. Sostenuti dalla forte domanda, i futures sul petrolio scambiati sul Nymex di New York si avvicinano a quota $84 al barile, dopo essere balzati del 3,7% la scorsa settimana, confermando la fase di rialzi settimanali più forte dal 2015. I prezzi continuano a correre, infatti, da più di otto settimane, sostenuti dall’aspettativa di un ulteriore rafforzamento della domanda con l’addio alle misure di restrizioni imposte durante la fase peggiore della pandemia Covid-19.

“L’allentamento delle restrizioni in tutto il mondo sosterrà probabilmente la riprea dei consumi di carburanti”, hanno scritto in una nota gli analisti di ANZ Bank, stando a quanto riportato dalla Cnbc – I prezzi del carburante sono stati supportati anche dalla notizia relativa alla decisione degli Stati Uniti di riaprire i suoi confini ai turisti vaccinati. A questa sono seguite altre decisioni simili in Australia e in Asia”.

Gli analisti hanno calcolato tra l’altro che la scelta delle sole aziende rifornitrici di elettricità potrebbe far salire la domanda di petrolio di altri 450.000 barili al giorno, nel corso del quarto trimestre dell’anno.Allo stesso tempo, l’offerta non sta rimanendo certo a guardare, in particolare negli Stati Uniti, dove le aziende energetiche, la scorsa settimana, hanno aumentato il numero di trivelle petrolifere e di gas naturale -piattaforme di perforazione (cosiddette rigs) dedicate a petrolio e gas naturale – per la sesta settimana consecutiva: stando a quanto ha riportato la società di servizi energetici Baker Hughes, nella settimana che si è conclusa il 15 ottobre scorso le trivelle, il cui numero è considerato un indicatore utile per anticipare la produzione futura delle materie prime, sono aumentate di 10 unità a quota 543, raggiungendo il record dall’aprile del 2020.

Detto questo, Bloomberg riporta che l’offerta limitata di gas naturale e di carbone dall’Asia verso l’Europa sta portando le società di rifornimento di energia elettrica ad aumentare la richiesta di prodotti petroliferi. Nelle ultime ore, i futures sul Brent sono così schizzati fino a +1%, fino a $85,73 al barile, al record dall’ottobre del 2018, mentre le quotazioni del WTI sono salite fino a $83,73 al barile, al massimo dall’ottobre del 2014. Vandana Hari, fondatrice della società di consulenza energetica Vanda Insights ha commentato che “il petrolio sta vivendo ora un rally speculativo totale”, caratterizzato da una “febbre negli acquisti”, proprio a causa della scarsità di carbone e di gas.

Dal canto suo Edward Moya, analista senior di OANDA, non ha snocciolato previsioni particolarmente rassicuranti, soprattutto in un momento in cui sui consumatori incombe lo spettro del caro-bolletta. “Il deficit del mercato del petrolio destinato a peggiorare, visto che il fenomeno dell’energy crunch (scarsità di energia) si intensificherà con le condizioni meteorologiche, con il tempo che è già diventato più freddo nell’emisfero Nord. A fronte della scarsità dell’offerta di carbone, elettricità e gas naturale che si tradurrà in una domanda aggiuntiva per il crude (petrolio), non sembra che l’offerta di barili extra da parte dell’Opec+ e degli Stati Uniti sarà significativa”.

In questa situazione, ciò che molte aziende temono è la distruzione della domanda: Un articolo di Bloomberg mette in evidenza in particolare che finora i colossi industriali europei del calibro di BASF e Yara International sono riusciti a trasferire in qualche modo il costo del balzo dei costi energetici che sostengono ai loro clienti, blindando in questo modo i loro profitti. Ma il rischio di una tale strategia è che, così facendo, rischiano di cancellare le vendite future dei loro prodotti.

“Il rischio più grande che incombe è quello della distruzione della domanda, visto che l’inflazione si sta trasferendo sui consumatori finali – ha commentatp a Bloomberg Peter Clark, analista del settore chimico di Société Générale . A suo avviso, il crollo delle vendite potrebbe pesare sul potere di determinazione dei prezzi e sui margini di profitto delle aziende del prossimo anno.