Petrolio ancora giù, domanda resta in balia della variante Delta

13 Agosto 2021, di Redazione Wall Street Italia

Ancora movimenti incerti per il petrolio che cala in scia alla diffusione della variante Delta (soprattutto in Asia) che rallenta la ripresa della domanda. Un nuovo rallentamento per l’oro nero che arriva all’indomani del warning dell’Aie che mette in evidenza prospettive deboli per l’oro nero. Se l’Aie ha rivisto al ribasso le previsioni sulla domanda di greggio (aumentandole però per il 2022), l’Opec le ha lasciate invariate. In questo scenario, questa mattina, il Wti (riferimento Usa) cede circa lo 0,5% a 68,7 dollari al barile, mentre il Brent (riferimento europeo) si mantiene poco sopra la soglia di 71 (-0,43%).

Aie rivede stime, la variante Delta si fa sentire

L’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) ha rimarcato che la diffusione della variante Delta del coronavirus potrebbe rallentare la ripresa della domanda mondiale di petrolio. Nel rapporto mensile si legge che l’aumento della domanda di petrolio ha invertito la rotta a luglio e che dovrebbe procedere più lentamente per il resto dell’anno dopo che l’ultima ondata di infezioni da Covid-19 ha spinto i paesi a introdurre nuove restrizioni. Nel dettaglio, nel suo rapporto mensile, l’Aie ha abbassato le previsioni sulla domanda di petrolio per il resto dell`anno di 500mila barili al giorno (bg) nella seconda parte del 2021 rispetto alla sua ultima stima. La domanda globale di petrolio è ora vista dall`Aie in crescita di 5,3 milioni di barili al giorno rispetto alla precedente pari a 5,2 milioni, in media a 96,2 milioni nel 2021.

“Ora stimiamo che la domanda sia diminuita a luglio poiché la rapida diffusione della variante Delta del COVID-19 ha minato le consegne in Cina, Indonesia e altre parti dell’Asia”, rimarca l’IEA che ha calcolato un calo della domanda il mese scorso a 120.000 barili al giorno (bpd) e stima che la crescita nella seconda parte dell’anno sarà di mezzo milione di barili al giorno inferiore rispetto alla sua stima del mese scorso. Di contro l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) ha mantenuto la sua previsione di una forte ripresa della domanda mondiale di petrolio nel 2021 e nel 2022, nonostante le preoccupazioni sulla diffusione del virus. “Sebbene l’Opec abbia lasciato invariate le sue previsioni sulla domanda, riteniamo che le prospettive della domanda a breve termine siano peggiorate, il che potrebbe significare che il gruppo adeguerà i suoi piani di offerta alla sua prossima riunione”, sottolinea Caroline Bain, capo economista commodity di Capital Economics.

“Riteniamo che la notizia non abbia risvolti significativi sul prezzo spot del greggio in quanto l`offerta di greggio dovrebbe continuare ad accompagnare il recupero della domanda senza superarla”, commentano gli analisti di Equita che indicano tra i titoli preferiti nel settore Eni e Galp fra le integrate e Tenaris nei servizi.

Casa Bianca crea scompiglio?

Intanto nei giorni scorsi l’amministrazione Biden hanno esortato l’Opec e i suoi alleati, noti come Opec+, a incrementare la produzione di petrolio per contrastare l’aumento dei prezzi della benzina, che considerano una minaccia per la ripresa economica globale. Dopo la mossa della Casa Bianca, Warren Patterson, head of commodities strategy di ING, scrive: “ci sarà molta riluttanza da parte dei sauditi e del gruppo più ampio ad aumentare ulteriormente la produzione, in particolare data la continua incertezza sulla diffusione della variante Delta”. “Potrebbero esserci dei dubbi anche sulla coerenza dell’amministrazione Biden, che sta reprimendo l’industria del petrolio e del gas negli Stati Uniti ma chiede ai produttori esteri di aumentare la produzione per abbassare i prezzi del petrolio”, segnala ancora l’esperto.