Pagamenti digitali: costi in crescita dell’8,5%. Faro Antitrust sulla fusione Sia-Nexi

3 Settembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Faro dell’Antitrust sulla fusione Sia- Nexi. L’operazione di concentrazione coinvolge differenti operatori – sia dal punto di vista della domanda sia da quello dell’offerta – e interessa numerosi ambiti del settore dei pagamenti digitali, in particolare i servizi di merchant acquiring, di processing, di emissione delle carte di pagamento, di compensazione al dettaglio dei pagamenti, di trasmissione dei dati interbancari e anche i servizi per la fornitura e la manutenzione degli ATM.

Secondo l’Antitrust quindi la fusione di Sia in Nexi potrebbe perciò determinare la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante. L’esito sarà comunicato entro 45 giorni e nella relazione preliminare l’Autorithy segnala che la fusione potrebbe determinare la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante da parte della nuova entità con effetti di tipo orizzontale, nonché di natura verticale e conglomerale che vanno approfonditi. Equita ritiene che la probabilità di approvazione sia elevata ma non esclude del tutto eventuali remedies.

Plauso di Consumerismo No Profit all’istruttoria

Bene per Consumerismo No Profit l’istruttoria aperta dall’Antitrust sulla fusione Nexi-Sia. “La crescente diffusione di strumenti di pagamento digitali alternativi al contante ha portato ad una crescita dei costi a carico degli utenti, e in caso di una posizione dominante tra società si creerebbe un danno della concorrenza con effetti dannosi diretti per le tasche dei consumatori – spiega il presidente Luigi Gabriele – Basti pensare che nell’ultimo biennio i costi di gestione di una carta di credito sono aumentati del +8,5%, e tra canoni, costi di attivazione e gli altri balzelli, una singola carta arriva a costare ai consumatori 85 euro all’anno”.

Oggi infatti sulle carte di credito, banche e società finanziarie applicano un canone mensile che va da un minimo di 0 euro a un massimo di 6,30 euro, a seconda del tipo di carta utilizzata – spiega Consumerismo – Tale canone mensile è spesso gratuito solo per il primo anno di emissione della carta, mentre per i successivi periodi viene applicato un costo, aggiornato di anno in anno. A tale spesa si aggiungono i costi di attivazione ed emissione della carta, che possono raggiungere i 10 euro.  Quando poi si effettua un prelievo con carta di credito presso gli sportelli Atm si va incontro a salate commissioni pari al 4%, che raggiungono addirittura il 5,2% in caso di prelievi all’interno di un paese extra Ue (circa il 4% in area Ue).

A tali spese occorre poi aggiungere i costi per blocco o sostituzione della carta in caso di furto o smarrimento, quelli di ricarica per le carte prepagate, invio dell’estratto conto cartaceo, commissioni di cambio valuta applicate nei casi di pagamenti effettuati all’estero, ecc. Non va meglio sul fronte del Bancomat – aggiunge Consumerismo – il canone annuale di tale strumento può anche arrivare a 45 euro, e se si decide di prelevare da uno sportello ATM diverso da quello della banca presso la quale si ha il conto corrente, la commissione su ogni prelievo è pari a 1,83 euro.