Nasce la prima carta di debito per effettuare transazioni in oro
“La valuta più antica del mondo viene introdotta nell’era digitale con il lancio di una carta di debito e di un’app che consentirà di pagare le merci in oro”, è quanto scrive il Financial Times, riferendosi all’operazione del gruppo Fintech Glint, che ha collaborato con Lloyds Banking Group nel Regno Unito e MasterCard per creare un’app che permette di caricare credito con varie valute che possono poi essere “utilizzate per acquistare una porzione di una barra d’oro fisica”. Durante le operazioni di pagamento i clienti possono scegliere se pagare in valuta o oro, prima di effettuare transazioni con la propria carta MasterCard.
L’app consente inoltre alle persone di inviare oro sotto forma di pagamento digitale. Jason Cozens, chief executive e co-fondatore di Glint, ha dichiarato: “Tutti hanno familiarità con l’oro come uno dei più antichi mezzi di scambio della società… A differenza delle valute di carta, l’oro non può essere (…) svalutato”.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo