Multa da 3 miliardi per i produttori di camion europei
Sono arrivati, nel complesso, quasi tre miliardi di multa per i produttori di camion accusati dall’Unione Europea di aver fatto cartello sui prezzi per oltre 14 anni: 2,93 miliardi di euro che andranno a colpire Daimler, Daf, Iveco e Volvo/Renault. Un esito atteso da tempo e che avrebbe potuto essere ancora più gravoso per le società, fino a un massimo di 10,7 miliardi di euro (pari al 10% dei fatturati delle aziende coinvolte). Per Man, di casa Volkswagen, la multa è stata condonata visto da quest’ultima società è arrivata la soffiata sull’esistenza del cartello. Nell’ordine il conto più salato lo pagherà Daimler con 1,01 miliardi di euro (ne aveva accantonati 672 milioni in vista della sanzione), seguita da Daf con 752,7 milioni (945 accantonati), Volvo con 670,4 milioni (444 già accantonati) e da Iveco, di Cnh industrial, con 495,6 milioni (500 milioni già messi da parte).
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo