Mps-UniCredit: ufficiale il flop delle trattative, pomo della discordia la cifra che Orcel ha chiesto per ricapitalizzare il Monte

24 Ottobre 2021, di Redazione Wall Street Italia

La conferma della rottura delle trattative tra il Mef, azionista di maggioranza di Mps con una partecipazione del 64% e UniCredit, di cui si vociferava già da ieri, è arrivata oggi, domenica 24 ottobre, con una nota congiunta del Ministero dell’economia e delle Finanze e della banca gestita da Andrea Orcel:

“Nonostante l’impegno profuso da entrambe le parti, UniCredit e il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) comunicano l’interruzione dei negoziati relativi alla potenziale acquisizione di un perimetro definito di Banca Monte dei Paschi di Siena”, si legge nel comunicato diramato da Via XX settembre e da Piazza Gae Aulenti.

Secondo quanto ha riportato Reuters, pomo della discordia sarebbe stata la richiesta di UniCredit, allo Stato, di iniettare nella banca senese nuovi capitali per 6,3 miliardi di euro: una richiesta considerata non giustificata dal Tesoro, secondo la fonte interpellata dall’agenzia di stampa.

Oggetto del contenzioso anche il valore del perimetro che UniCredit sarebbe stata disposta a inglobare: secondo Andrea Orcel, ceo di Piazza Gae Aulenti, il fair value degli asset sarebbe stato attorno agli 1,3 miliardi di euro, rispetto a un valore compreso tra 3,6 miliardi e 4,8 miliardi calcolato dal Mef.

Un altro articolo di Reuters riporta quanto detto da un’altra fonte:

Orcel avrebbe preteso un impegno, da parte dello Stato, superiore ai 7 miliardi di euro, che il Tesoro avrebbe reputato “troppo punitivo” per i contribuenti italiani, dopo che 5,4 miliardi di euro erano stati versati dagli stessi contribuenti nel 2017, quando Mps era stata salvata con una ricapitalizzazione precauzionale lanciata dal governo italiano dopo l’ok di Bruxelles.

Così aveva commentato le indiscrezioni sulla rottura delle trattative tra il Tesoro e UniCredit, circolate già nella giornata di ieri, il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni:

“Comunque vada a finire deve essere chiaro sin d’ora che non deve passare per la testa a nessuno neanche l’idea che il cerino possa restare in mano al sindacato. Non accetteremo tagli di personale se non attraverso prepensionamenti su base volontaria e deve essere chiaro che ci opporremo, con tutti i mezzi a nostra disposizione, a qualsiasi tentativo di macelleria sociale”.

“Indiscrezioni di stampa – aveva commentato Sileoni prima del comunicato ufficiale congiunto diramato dal Mef e da UniCredit- riferiscono che la trattativa tra il Mef e Unicredit relativa al Monte dei Paschi di Siena sarebbe saltata. Vedremo se è saltata o meno, così come vedremo se ci saranno sei mesi di proroga, rispetto al 31 dicembre 2021, per l’uscita dello Stato dal capitale di Mps, proroga che qualcuno dovrà ufficialmente chiedere e che l’Unione europea e la Bce dovranno accordare. E vedremo pure se tutto questo bailamme è solo una prova di forza tra gli attori della partita e di questo negoziato”.

Intanto la politica del made in Italy è in fibrillazione, a caccia del colpevole:

“Che soluzione propone l’onorevole Letta, eletto pochi giorni fa proprio a Siena? Mesi, anni, miliardi e posti di lavoro persi per colpa del PD”, così fonti della Lega. Si è fatto sentire anche Luigi Marattin, Presidente della VI Commissione Finanze della Camera, e Luciano D’Alfonso, Presidente della VI Commissione Finanze e Tesoro del Senato, di Italia Viva: “A seguito del comunicato del Ministero dell’Economia e Finanze in cui si annuncia lo stop alle trattative con Unicredit Spa per la cessione della quota della banca Monte dei Paschi di Siena attualmente in mano al settore pubblico, in coerenza con gli impegni assunti dal Ministro Daniele Franco in occasione dell’audizione del 4 agosto scorso, siamo a richiedere che il Ministro dell’Economia e Finanze, o il Direttore Generale del Tesoro, vengano prontamente a riferire presso le Commissioni Finanze di Camera e Senato in merito alla situazione relativa a MPS e alle sue prospettive future”. Dice la sua su Twitter anche il segretario di Più Europa e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova: “Il fallimento delle trattative Mef-UniCredit per Monte dei Paschi non è una buona notizia, anche se mostra la volontà del Governo nel ricercare la soluzione migliore possibile. Chi tifava per il fallimento della trattativa, sa perfettamente che l`alternativa non può essere proseguire come nulla fosse con MPS nazionalizzato, ma una nuova soluzione di mercato”. Ma il responsabile nazionale economia di Sinistra Italiana Giovanni Paglia afferma.”Il fallimento della trattativa Tesoro-UniCredit su MontePaschi conferma ciò che diciamo da anni: non esiste una soluzione di mercato per la banca, ma solo la possibilità di un deciso e definitivo intervento pubblico. Si chiuda ora la svendita e si orienti MontePaschi al servizio di famiglie e Pnrr”.

 Proprio la scorsa settimana era arrivata la notizia del tesoretto più ricco che il governo Draghi avrebbe deciso di inserire nella legge di bilancio per il 2022, la prima manovra Draghi, a favore delle operazioni di M&A:

prorogare di sei mesi la scadenza, fissata alla fine dell’anno, degli incentivi fiscali lanciati per favorire le aggregazioni, in particolare nel settore bancario. Una buona notizia per Monte dei Paschi e anche Carige,m spine nel fianco del sistema bancario italiano. Lo schema della cosiddetta dote fiscale, o dote di Stato – altre definizioni non mancano, come regalo di Stato, tesoretto – va precisato, si applica a tutte le società italiane, ma tende a privilegiare soprattutto le banche ed è stato un elemento chiave negli sforzi del Tesoro, primo azionista di Mps con una quota del 64%, tesi a convincere Andrea Orcel a fare in modo che la banca da lui gestita, UniCredit, si accollasse il Monte.