Mps-UniCredit, ci siamo? Mediocredito Centrale entra in data room, Amco pronta ad accollarsi crediti problematici del Monte

1 Settembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Mps-UniCredit, l’accordo si avvicina? Il Monte dei Paschi di Siena ha diramato un comunicato con cui ha reso noto che le attività di due diligence da parte di UniCredit continuano. Non solo: Mps ha anche “consentito l’accesso ad una partizione della data room a Mediocredito Centrale, con informazioni relative ad una selezione di sportelli bancari”. Ed “è stata, inoltre, predisposta una data room focalizzata sugli aspetti inerenti ai crediti deteriorati e crediti classificati come Stage 2, cui ha avuto accesso AMCO S.p.A”. Dalla rassegna stampa emerge come la stampa italiana ci creda: L’Avvenire scrive che “La trattativa UniCredit-Mef per il Montepaschi è alla stretta finale”, sottolineando che una spinta arriva proprio dall’interesse di Mediocredito Centrale, aperto a valutare l’acquisto “delle circa 150 filiali di Mps presenti nel Sud Italia, in particolare in Basilicata e in Puglia”. Tutto questo, mentre Andrea Orcel, AD di UniCredit, astarebbe ancora definendo il perimetro delle attività che gli interessano, sempre ragionando in base a due parametri: “neutralità rispetto alla posizione di capitale e accrescimento significativo dell’utile per azione dopo aver considerato le possibili sinergie”. Secondo il quotidiano, Orcel punterebbe al 90% degli sportelli e alla controllata banca di consulenz online Widiba, mentre fuori dal radar rimarrebbero Mps Capital Services (la banca d’affari del Monte,), la fiduciaria, la controllata che si occupa di leasing e factoring e il Consorzio informatico”. Tutto questo mentre La Stampa indica che “sale il conto per il Tesoro”, principale azionista di Mps con una quota del 64%, con “garanzie su 15 miliardi di crediti”.

In data room, come emerso dal comunicato della banca senese, è entrata infatti anche Amco, sancendo il suo ingresso formale nel dossier Mps. Con l’entrata Amco si prepara a valutare i crediti del Monte di Stato che, secondo La Stampa, non sono rappresentati solo dai 4,2 miliardi di crediti deteriorati, ma anche da “esposizioni ancora in bonis che presentano” però “caratteristiche di problematicità per UniCredit e che portano il conto totale a circa 15 miliardi”.

Ma Amco, per la precisione è partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ed è una società pubblica di gestione e recupero dei crediti deteriotati, così come Mcc, Mediocredito centrale, è una banca pubblica. Al pubblico, insomma, andrebbe tutto ciò che Orcel non vorrebbe prendersi, in primis, per ragioni ovvie, l’ammontare dei crediti deteriorati e anche non.

Anche La Repubblica parla delle garanzie richieste da UniCredit nell’articolo: “Mps, UniCredit chiede nuove garanzie al Tesoro su 15 miliardi di crediti”, facendo riferimento al “braccio di ferro su 15 miliardi di euro di crediti a minore solvibilità, che il probabile compratore non intende intestarsi a meno che il Tesoro offra garanzie in caso di default

“Si lavora a forme di cartolarizzazione sintetica, che al costo di una commissione spostino i rischi di perdita su terzi. Il negoziato esclusivo, fino al 9 settembre, sarà ragionevolmente esteso, forse tutto il mese, per comporre il mosaico di una trattativa che uno degli attori in campo dice «avanzata, ma non tanto da avere un quadro completo»”.

Secondo il Sole 24 Ore, Amco sarebbe pronta a rilevare  8 miliardi di crediti di Mps:

“Dopo settimane di approfondimenti e rilievi tecnici, nelle ultime ore si starebbe iniziando a delineare anche una cifra di massima, che a quanto risulta al Sole 24Ore, si attesterebbe nell’intorno degli 8 miliardi di euro circa”. Nel precisare che il valore è ancora preliminare, il Sole spiega che “la cifra è frutto della somma dei circa 4,2 miliardi di euro circa di non performing exposure di Mps (di cui 1,6 di sofferenze e 2,5 miliardi di incagli) e di un pacchetto di circa 4 miliardi di cosiddetti crediti in ‘stage 2’: di fatto si tratta di crediti formalmente ancora in bonis ma i cui segnali di criticità lasciano intravedere un rischio di prossimo deterioramento”. Sui libri di Mps ci sono circa 15,2 miliardi di questa tipologia di crediti . ricorda il quotidiano di Confindustria, ma statisticamente solo una porzione minoritaria di essi – tradizionalmente il 10% circa – rischiano effettivamente l’ingresso a deterioramento”.

L’altra stampella pubblica sarebbe per l’appunto Mediocredito Centrale, il cui ingresso in data room  proprio il Sole aveva di recente anticipato.

“Noi abbiamo il mandato di concentrarci sul sistema creditizio e finanziario del Mezzogiorno e, qualora ci fosse bisogno, non potremmo non fare la nostra parte nell’ambito di un progetto industrialmente sostenibile con logiche, criteri e condizioni di mercato”, si era così espresso l’AD di Mcc Bernardo Mattarella, quando si scriveva che la strada che il governo Draghi avrebbe potuto scegliere sarebbe stata quella di portare Mcc – che controlla la Popolare di Bari ad acquistare “gli sportelli di Mps al Sud, rendendo così più digeribile il boccone per il compratore del 64% adesso in mano pubblica”. (La Stampa)

Così La Repubblica:

“Con Amco e Unicredit c’è ora anche Mcc, banca per le imprese controllata da Invitalia pure pubblica – che, come dichiarò il suo ad Bernardo Mattarella fin dal 14 maggio, era interessata a rilevare filiali Mps in Calabria, Sicilia e Campania. Tre regioni chiave per completare la rete a Sud di Mcc, reduce dal salvataggi di Popolare di Bari e Cassa di Orvieto; mentre Unicredit avrebbe forti sovrapposizioni con la sua rete ex Banco di Sicilia. Mcc dovrebbe rilevare un centinaio circa di agenzie ma non il marchio Mps. Il marchio più antico del mondo salvo rovesci resterà a Unicredit, che potrebbe usarlo a doppia insegna sulla rete in Centro Italia”.