Mps: tutti i dettagli del nuovo piano con aumento di capitale da 2,5 miliardi. Su Carige spunta altra opzione

20 Dicembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Un aumento di capitale da 2,5 miliardi, di cui 1 miliardo per coprire i costi di ristrutturazione, in vista di un utile pre-tasse di 700 milioni nel 2026. E’ quanto emerge dal nuovo piano industriale 2022-2026 che Mps Monte dei Paschi di Siena ha annunciato nella sessione di venerdì:

un piano stand-alone, fondato su tre pilastri: 1) rifocalizzazione verso la clientela “core” (famiglie e SMBs), sfruttando le opportunità offerte dal PNRR; 2) radicale semplificazione del modello operativo, avvicinandolo ai clienti attraverso la rete; investimenti nella digital roadmap focalizzati su ben identificate iniziative per assicurare successo nell’esecuzione”. E’ su questo piano che il Mef, principale azionista di Mps con una quota del 64%, tratterà con Bruxelles per definire la continuità del suo ruolo nella banca senese.

Dopo il flop delle trattative con UniCredit, il Tesoro ha già avviato colloqui con la Bce, la DB Comp e il Single Resolution Board:

il timore è che sia Francorte che Bruxelles possano imporre, a fronte di una protratta permanenza dello stato nel capitale, condizioni più severe di quelle precedenti.

Il titolo Mps oggi è sotto forte pressione, arretra fino a quasi -5%, sottoperformando un mercato già negativo, visto che, nel momento in cui scriviamo, l’indice Ftse Mib di Piazza Affari cede il 2,7% scontando una serie di fattori, tra cui il timore di nuovi lockdown in Europa a causa della variante Omicron:

l’ansia si impossessa di tutto il mondo e lo spettro recessione assila gli operatori di mercato, come dimostra anche il trend dei prezzi del petrolio, che affondano di oltre il 3,5%.

Sul Ftse Mib sbandano in particolare, con un calo del 3% circa, Stellantis ed Eni.

L’attenzione degli operatori di mercato, dopo no del Fondo Interbancario di tutela dei depositi – all’offerta che Bper ha presentato per rilevare la maggioranza in Carige (1 euro per la quota di maggioranza oltre alla richiesta che il fondo ricapitalizzi l’istituto con 1 miliardo di euro, in stile Intesa SanPaolo-banche venete), rimane focalizzata anche sull’altra spina del fianco del sistema bancario italiano. Carige, per l’appunto. Il titolo è in calo a Piazza Affari. La Repubblica di Genova scrive tuttavia oggi che la partita non è affatto chiusa per l’istituto ligure, parlando anche di “un’altra pista”. E questo perchè lo stesso Fondo si è detto disponibile ad approfondire la proposta ricevuta, senza sbattere dunque a priori la faccia alla banca emiliana: “Nel frattempo – si legge nell’articolo del quotidiano – si tratterà di vedere se il blitz di Bper, che ha il pregio di risolvere una volta per tutte i problemi della banca ligure, spingerà altri potenziali soggetti a farsi avanti: si sono fatti i nomi del fondo Cerberus e del Credit Agricole, anche se il numero uno dei francesi in Italia, Giampiero Maioli, qualche giorno fa ha smentito l’apertura di un dossier sulla banca ligure”. La Repubblica ha riportato inoltre il commento degli analisti di Kepler Cheuvreux: “Ritreniamo che Bper potrebbe ridurre la sua richiesta di iniezione di capitale da 1 miliardo a 600-700 milioni senza mettere a repentaglio l’impatto positivo sul suo utile per azione e il suo valore. Ci aspettiamo una trattativa tra le parti che chiuda un accordo”.

Tornando a Mps, il nuovo piano prevede “l’attivazione di un piano di uscite volontarie di personale, con risparmi di costo di circa 275 milioni di euro. Tali risparmi – viene precisato nel comunicato – potrebbero essere per la maggior parte realizzati entro il 2024, in funzione delle negoziazioni con i sindacati”.

Il piano industriale non specifica dunque il numero di dipendenti che potrebbero dover lasciare la banca, ma fonti sindacali interpellate da La Repubblica parlano di 4.500 uscite circa. La preoccupazione per i dipendenti del Monte di Stato è stata prontamente espressa dalle organizzazioni sindacali, in particolare dal segretario nazionale della Fabi Franco Casini che, in una dichiarazione al Corriere di Siena e alla Nazione di Siena, si è così espresso:

“La valutazione finale e compiuta sul piano industriale di Mps potrà essere data solamente quando si saranno espresse sia la Banca centrale europea sia la Dg Competition dell’Unione europea, che potrebbero chiedere ulteriori interventi sulla banca. Per quanto riguarda le circa 4.000 fuoriuscite di personale, ribadiamo i due principi cardine ovvero la volontarietà dei pensionamenti e dei prepensionamenti oltre che un congruo numero di assunzioni come sempre avviene nel settore bancario”.

Casini ha chiesto che “l’attuazione del piano industriale” rappresenti “l’inizio di un percorso che porti Montepaschi a una soluzione definitiva che assicuri finalmente stabilità e serenità alle lavoratrici e ai lavoratori, i cui sacrifici, sia economici sia personali, durano da troppo tempo: non saranno accettate nuove penalizzazioni sui salari né altre forme di solidarietà”. Il segretario generale della Fabi ha aggiunto infine che “va dato atto all’amministratore delegato, Guido Bastianini, in ogni caso, di aver ben gestito una situazione complessa”.

Riguardo agli obiettivi finanziari che Mps intende perseguire, si legge nel piano che la banca parla di “iniziative per sostenere la crescita, con sforzi di trasformazione immediati e tangibili che porteranno ad una redditività costante e a benefici patrimoniali”. Di conseguenza il Monte punta a un “cost-income ratio al di sotto del 60% entro il 2024, con ulteriori riduzioni negli anni successivi”; a un “costo del rischio di circa 50 punti base, coerente con l’asset quality della Banca; a, come detto sopra, un “utile pre-tasse di circa 700 milioni nel 2024”; a un “ROTE di circa 8,5-9% nel 2024” e di “circa l’11% nel 2026”. Il CET1 Fully loaded ratio viene stimato “superiore al 14% nel 2024 e pari a circa 17,5% nel 2026, prima di dividendi e prima dell’effetto positivo della rivalutazione delle DTA derivanti dal Piano

Le proiezioni del piano, specifica Mps, “sono basate sulle seguenti assunzioni”: per l’appunto un “aumento di capitale di Euro 2,5 miliardi da eseguirsi nel 2022 – anche in considerazione della generazione organica di 170 punti base di CET1 realizzata nei primi 9 mesi del 2021”. Con le risorse reperite attraverso (l’ennesima) ricapitalizzazione, Mps intende lanciare “circa 800 milioni di investimenti IT, la maggior parte dei quali verranno realizzati nei primi anni di Piano; circa 1 miliardo di costi di ristrutturazione; la completa rispondenza alle indicazioni emerse in sede di Stress Test 2020 e agliattuali requisiti MREL”. Tra le altre assunzioni degli obiettivi finanziari del piano: 1) un margine di interesse supportato dal lancio del business del consumer credit, dalla continua riduzione del costo dei depositi a tempo (riduzione già visibile nel margine di interesse del 2021) e normalizzazione del costo del funding istituzionale”; “commissioni che beneficieranno del forte momentum commerciale, ulteriormente supportati dal minor ricorso a cartolarizzazioni e dallo sviluppo dell’attività commerciale grazie alla solida posizione di capitale; assenza di special reference period per il TLTRO dopo giugno 2022; l’attivazione del piano di uscita del personale come citato sopra. Sul fronte del derisking, “il piano prevede per la Banca un NPE ratio lordo inferiore al 4%, in linea con l’attuale livello di MPS e in linea con le migliori banche italiane”. Viene ricordato che “MPS ha contenzioso legale relativo all’attività bancaria ordinaria di dimensioni simili ai peer con una copertura superiore alla media” e che “è prevista una riduzione continuativa dei rischi legali legati all’informativa finanziaria, inferiori a Euro 2 miliardi (al lordo degli accantonamenti già effettuati)”. Ancora, Mps scrive nel piano che “dopo l’accordo raggiunto con la Fondazione il 7 ottobre, relativo ad un contenzioso di Euro 3,8 miliardi, nel quarto trimestre MPS ha già chiuso oltre Euro 200 milioni di contenziosi aggiuntivi sull’informativa finanziaria senza impatto sui livelli di accantonamento”. Nel nuovo piano si parla anche di “fattori abilitanti”, come di: 1) ulteriore integrazione dei principi ESG nella cultura, nei processi e nella proposition della Banca. Viene inoltre messo in evidenza che Mps punta ad 2)accrescere il valore delle persone di MPS, facendo leva su talento, nuove competenze e inclusione”. E a, punto tre, “continuare a preservare la qualità degli attivi e completare la normalizzazione dei rischi”. Tornando sul nodo del personale di Mps,

le segreterie dei sindacati Mps hanno diffuso un comunicato affermando di aver incontrato venerdì 18 dicembre in “call conference l’Amministratore Delegato Guido Bastianini a seguito della riunione del CdA che ha deliberato le linee guida della proposta di nuovo Piano Strategico 2022-2026 del Gruppo MPS”. Le segreterie hanno scritto che, “in premessa, l’AD ci ha confermato che il Piano dovrà essere sottoposto all’approvazione prima della DG Competition e quindi della BCE e del Single Resolution Board della UE” e che “non è improbabile che in questo percorso, dai tempi non oggi prevedibili, possano essere richieste modifiche e integrazioni”. Praticamente, si legge nella nota dei sindacati, “nulla di certo è quindi emerso dall’incontro e, a pochi giorni dalla scadenza dei termini ancora non ufficialmente prorogati dalla UE per la permanenza del MEF nel capitale, permane la forte preoccupazione delle scriventi OOSS per la prospettiva futura del Gruppo Monte dei Paschi e delle sue Lavoratrici e Lavoratori”. “È altresì doveroso – si legge ancora nella nota -che il Governo, con responsabilità, si attivi velocemente a tutti i livelli per il definitivo risanamento e rilancio della Banca, che avrebbe sicuri effetti positivi anche nell’importante percorso di ripresa sociale ed economica del nostro Paese. In assenza quindi di contenuti specifici e certi, le scriventi OO.SS. hanno nuovamente ribadito all’Amministratore Delegato che la sostenibilità sociale per le Lavoratrici e i Lavoratori del nuovo Piano Industriale rappresenterà l’aspetto da cui non si potrà prescindere, con particolare riferimento alla salvaguardia e alla tutela dei livelli occupazionali e retributivi di tutti i dipendenti oltreché dell’integrità del perimetro del Gruppo stesso”.