Mps smentisce aumento capitale monstre, rimane nodo marchio. UniCredit accelera su due diligence

23 Agosto 2021, di Redazione Wall Street Italia

Il tam tam delle indiscrezioni è stato così intenso da aver fatto scendere in campo anche la politica. D’altronde, nel dossier Mps-UniCredit, la regia è nelle mani del governo Draghi. Tra i diversi rumor, quello firmato da Bloomberg News, che ha fatto rizzare i capelli a non pochi tra gli addetti ai lavori, ma anche non: ovvero, l’indiscrezione secondo cui il Tesoro (che detiene il 64,2% della banca senese) starebbe valutando l’opzione di lanciare un aumento di capitale su Monte dei Paschi fino a 3 miliardi di euro per rafforzarne la solidità patrimoniale, assecondando così la richiesta di UniCredit di rendere l’acquisizione neutrale per i suoi ratio di capitale. E’ stata la stessa Mps a scendere in campo, lo scorso venerdì, smentendo i rumor, informando al contempo i mercati sul proseguimento delle attività di due diligence da parte di UniCredit. A tal proposito Il Giornale riporta che “Unicredit accelera sulla due diligence per il salvataggio del Monte Paschi e già la prossima settimana, l’ultima di agosto, punta ad avere i primi risultati dalla squadra che sta analizzando bilanci e asset della banca senese. Dopo la trattativa in esclusiva annunciata lo scorso 29 luglio, l’istituto guidato dall’amministratore delegato Andrea Orcel ha avuto accesso alla data room – in cui prima c’era solamente il fondo statunitense Apollo – e ha avviato un’analisi per individuare i potenziali rischi derivanti dalla prospettata acquisizione di buona parte degli asset di Rocca Salimbeni”

Intanto Luigi Pedone di Equita ha commentato nella nota odierna della Sim milanese la smentita di Mps sull’aumento di capitale monstre:

“In merito alle indiscrezioni di stampa relative alle dimensioni del rafforzamento patrimoniale, Mps ha indicato, su richiesta Consob, che si “tratta di indiscrezioni che non trovano alcun riscontro in iniziative attivate dalla Banca”. Pedone ha ricordato d’altronde che “in concomitanza con i risultati del primo semestre del 2021, Mps ha confermato di non aver rivisto il capital plan sulla base dell’esito dello stress e che il rafforzamento patrimoniale resta una soluzione subordinata rispetto al perseguimento della cosiddetta ‘soluzione strutturale’ con UniCredit”. Concludendo che, “considerando la due diligence ancora in corso e la conseguente incertezza relativa alla definizione del perimetro di interesse da parte di UniCredit, riteniamo ancora premature le ipotesi relative all’entità dell’aumento di capitale su Mp e su come questo possa poi eventualmente influire sulla base azionaria di UniCredit”. Rimane l’incertezza su cosa accadrà invece al marchio Mps, dopo la pubblicazione dell’articolo de Il Messaggero. “Stop Bce all’uso autonomo del brand Mps, potrà vivere solo se affiancato a Unicredit”.

Della questione del marchio parla un articolo di Angelo de Mattia sul quotidiano “Il Tempo” dal titolo inequivocabile: “l’Europa lasci stare l’Italia, Mps deve mantenere il marchio”.

“Secondo notizie non confermate – scrive De Mattia – ma, a distanza di alcuni giorni, neppure smentite, la Commissione Ue vieterebbe la sopravvivenza del marchio. Non so capisce bener su quali basi, innanzitutto giuridiche, si fondi il divieto. Forse Bruxelles vede nel suddetto mantenimento una violazione della Direttiva sul ‘bail-in’ e delle norme sul ‘burden sharing’, forse ritiene esservi un contrasto con le norme sul divieto di aiuti di Stato”. Ma, tra le altre cose, Mattia ha ricordato che “il mantenimento del marchio dell’Istituto è stato indicato come un vincolo anche nell’esposizione del Ministro dell’economia, Daniele Franco, in occasione della recente audizione presso le Commissioni parlamentari”.

Fa sentire la sua voce anche il coordinamento locale di Forza Italia, come riporta il sito Siena News. Così si legge nel comunicato:

L’Europa tramite la Bce afferma che non si debba mantenere il marchio Mps; qualche sciagurato analista arriva ad attribuire la colpa dei disastri perpetrati sulla nostra Banca ai dipendenti”. Sul Pd: “Troppi sono i conflitti di interesse che si profilano in relazione alla posizione del Partito Democratico”. Sotto attacco il segretario nazionale dei dem: “In questo contesto con quale coraggio Letta si aggira (fortunatamente in modo sporadico) per il territorio della nostra provincia per la campagna delle suppletive. Lui, lo ricordiamo con forza, rappresenta quella parte politica che ha la responsabilità storica e materiale del punto al quale è stata portata la nostra Banca”.

Sui vari botta e risposta che arrivano dal mondo della politica, fanno riflettere  le parole di Sandro Trento, economista, docente all’Università di Trento e membro di Base Italia, intervistato da Formiche.net, che rimarca praticamente come Mps sia vittima di quel peccato originale con cui la politica è entrata nella banca.

“La soluzione industriale che porta a Unicredit è con ogni probabilità l’unica strada possibile – sentenzia Trento – D’altronde, l’ingresso dello Stato nella banca non ha certo giovato, anche se i problemi di Mps vengono da prima ancora, quando la politica ha messo piede nella banca“.

Sui numeri della banca, il docente concorda con l’asserzione del giornalista Gianluca Zapponini, che lo ha intervistato, e che ha rilevato come i numeri di Siena siano spaventosi.

“Esattamente – ha affermato – Se guardiamo agli ultimi bilanci, possiamo tranquillamente accorgerci di come la banca negli anni è andata sempre più giù. Con il rosso di 1,6 miliardi del 2020, le perdite accumulate da Mps nell’ultimo decennio ammontano a circa 23,5 miliardi di euro. Ma non è tutto…Il rapporto tra costi e ricavi è esploso negli ultimi anni, senza considerare che Mps ha chiuso in rosso 8 degli ultimi 10 esercizi, segnati dall’acquisizione sopravvalutata di Antonveneta, dallo scandalo dei derivati e dall’esplosione dei crediti deteriorati. Poi è arrivata la nazionalizzazione, costata 5,4 miliardi”.

La lezione da imparare è per Sandro Trento la seguente: “la politica dovrebbe cercare di tenersi alla larga dalle banche, perché spesso è causa di guai e problemi. E Siena lo dimostra”.