Mps: nel terzo trimestre gli utili crescono. Ora avanti tutta con revisione piano e aumento capitale

5 Novembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

A seguito della rottura delle trattative tra il Tesoro e UniCredit, Mps procederà alla revisione del piano, iniziativa che è propedeutica all’operazione di aumento di capitale necessaria per blindare la banca. E’ quanto si legge nel comunicato con cui il Monte dei Paschi ha diramato i risultati di bilancio relativi al primo trimestre e ai primi nove mesi dell’anno: risultati che hanno sorpreso in positivo (anche se il titolo a Piazza Affari è negativo), in quanto in miglioramento rispetto al secondo trimestre del 2021 e rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Il Monte specifica in ogni caso che “l’implementazione di tale piano industriale potrebbe essere soggetta a successivi aggiornamenti alla luce dell’evoluzione dello scenario macro-economico e, comunque, subire modifiche, anche rilevanti, qualora si determinassero nuovamente i presupposti per la realizzazione di una eventuale “soluzione strutturale” mediante l’implementazione di un progetto aggregativo, comunque prevista dal dpcm 16 ottobre 2020″.

Non viene escluso a priori, insomma, che la banca partecipata dal Tesoro con una quota di maggioranza pari al 64% torni a valutare l’opzione di una operazione di M&A, ovvero di convolare a nozze con un’altra banca (improbabile che si ripresenti l’opzione UniCredit, visto che è stato lo stesso AD di UCG Andrea Orcel a parlare ormai di finestra chiusa).

Detto questo Mps può rivendicare – e con essa il Mef maggiore azionista – un bilancio in utile per il terzo trimestre consecutivo.

Mps: utile a 186 milioni in III trim, in nove mesi a 388 milioni

Mps ha concluso il terzo trimestre dell’anno con un utile pari a 186 milioni di euro, in crescita rispetto agli 83 milioni di euro del secondo trimestre.

Nei primi nove mesi del 2021 l’utile consolidato di Mps si è attestato a 388 milioni di euro, rispetto alla perdita di -1.532 milioni di euro sofferta nello stesso periodo del 2020.

Non solo: non è atteso nessuno shortfall di capitale per la fine di settembre del 2022, anche se potrebbe essercene uno da 500 milioni al primo gennaio 2023, in base a certe condizioni. Per la precisione, si legge nel comunicato, “l’azzeramento dello shortfall atteso a 12 mesi deriva dagli effetti delle azioni di capital management già realizzate, dall’evoluzione del capitale e dei risk weighted assets e dalla previsione che l’aggiornamento dei modelli interni alle EBA Guidelines avvenga oltre l’orizzonte di valutazione. La posizione patrimoniale è stimata tenendo conto dei risultati dei primi nove mesi dell’esercizio e dell’andamento atteso per l’esercizio 2021, dati che (i) assumono la conferma del modello di business/operativo attuale e (ii) non includono l’operazione di rafforzamento patrimoniale, o altri contributi straordinari di capitale, o emissioni subordinate. Si evidenzia, altresì, che al 1° gennaio 2023, considerando la riduzione programmata di capitale collegata al phase-in IFRS9 e assumendo il pieno recepimento nel corso del quarto trimestre 2022 degli effetti inflattivi sui risk weighted assets connessi alle evoluzioni sui modelli di misurazione del rischio di credito per effetto delle EBA Guidelines, lo shortfall sull’aggregato patrimoniale Tier 1potrebbe arrivare a 500 milioni di euro. Tale shortfall potrebbe essere mitigato o annullato da alcune iniziative di capital management a disposizione del Gruppo”.

Mps, AD Bastianini su aumento capitale: meglio prima che dopo

I risultati sono stati commentati con una punta di orgoglio dall’AD del Monte dei Paschi Guido Bastianini, che ha posto l’accento sul “miglior risultato operativo netto degli ultimi sei anni”, nei primi nove mesi del 2021, pari a 648 milioni.

Ancora il ceo:

La macchina commerciale di Mps continua ad accelerare, con un margine di interesse netto aumentato per il secondo trimestre consecutivo e le commissioni nei primi 9 mesi aumentate del 6% anno su anno mentre i flussi lordi di masse in gestione hanno superato gli 11 miliardi di euro, il 35% in più rispetto ai livelli pre-Covid. La qualità degli attivi è sotto stretto controllo, e le moratorie adesso rappresentano solo il 4% dei crediti performing, con un tasso di default dell’1,7%, inferiore ai livelli di copertura”.

La priorità a questo punto – con UniCredit uscita di scena e la presenza solo di Amco in data room, come reso noto – è lanciare una revisione del proprio piano industriale puntando alla ricapitalizzazione dell’istituto, sostanzialmente a una operazione di make up che metta in sicurezza la banca senese.

Nella nota Mps scrive che “procederà alla revisione del proprio business plan per il nuovo arco temporale 2022-2026”.

“La revisione – viene precisato .. potrebbe contenere ulteriori elementi di discontinuità rispetto a quanto già ipotizzato in vista delle precedenti discussioni co DG Comp. Tale iniziativa è propedeutica a un aumento di capitale a condizioni di mercato da realizzarsi nel 2022, in relazione al quale, sulla base delle interlocuzioni in corso, è ragionevole attendersi il sostegno del socio di riferimento. In detto contesto, DG Comp e BCE dovrebbero valutare, per quanto di competenza, l’intervento dello Stato sulla base della viability stand alone della Capogruppo alla luce di quanto verrà indicato nel nuovo business plan. Non può escludersi che nell’ambito di tale valutazione possano insorgere, in linea di principio, elementi allo stato non prevedibili che potrebbero incidere sul percorso di rafforzamento patrimoniale della Capogruppo e sulla struttura e realizzabilità di un aumento di capitale a condizioni di mercato”.

A proposito di aumento di capitale, nel corso della conference call con gli analisti Bastianini ne ha sottolineato l’urgenza, affermando che la ricapitalizzazione sarà meglio farla “prima che dopo” e precisando allo stesso tempo che “non siamo in grado di quantificare di quanto sarà”.

Riguardo ai negoziati naufragati tra il Tesoro e UniCredit, l’AD ha detto: “Non commenterò la trattativa tra UniCredit e il Mef e le voci circolate, spesso infondate del resto: spero che le recenti dichiarazioni del ministero dell’Economia e i risultati di banca Mps aiutino a lasciarsi alle spalle tutte queste voci”.

Vale la pena menzionare, tra le altre voci di bilancio che, al 30 settembre 2021, Mps ha “realizzato ricavi complessivi per 2,266 miliardi di euro, in crescita del 3,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tale dinamica – spiega la nota – è da ricondurre soprattutto alla crescita delle commissioni nette, principalmente per i maggiori proventi sulla gestione del risparmio e, in particolare, sul collocamento prodotti e alla crescita degli altri ricavi della gestione finanziaria.

Calo anno su anno, invece, del margine di interesse che, al 30 settembre 2021 è risultato pari a 899 milioni di euro, in riduzione dell’8,2% rispetto allo stesso periodo del 2020, soprattutto per il minor contributo (circa 87 mln di euro) del portafoglio Non Performing derivante, in particolare, dal deconsolidamento del portafoglio ‘Hydra M’ avvenuto a fine 2020, oltre che per il calo dei rendimenti dell’attivo causato dall’andamento dei tassi di interesse e dalla ricomposizione delle esposizioni che vedono una riduzione delle componenti a vista e breve termine e una crescita della componente a medio/lungo termine. Il margine di interesse ha beneficiato, invece, del minor costo della raccolta commerciale, nonché degli effetti positivi legati all’accesso alle aste TLTRO3, per quanto parzialmente compensati dal costo dei maggiori depositi presso banche centrali. I ricavi del terzo trimestre 2021 registrano un calo del 5,2% rispetto al trimestre precedente. In particolare, si assiste ad una crescita del 2,5% del margine di interesse, che ha beneficiato della prosecuzione delle azioni di ottimizzazione del costo della raccolta, e ad una riduzione delle commissioni nette, generata principalmente dalla flessione, tipica del terzo trimestre del’’anno, dei flussi di collocamento e dei relativi proventi. In riduzione rispetto al trimestre precedente gli altri ricavi della gestione finanziaria, che nel secondo trimestre avevano beneficiato della contabilizzazione del dividendo erogato da Banca d’Italia e che risentono del peggioramento del risultato da negoziazione/copertura e del minor contributo riveniente dalla partnership con AXA in ambito Bancassurance”.

Ancora, dal bilancio del Monte è emerso che:

  • Al 30 settembre 2021 la posizione di liquidità operativa presenta un livello di Counterbalancing Capacity non impegnata pari a circa 25,6 mld di euro, in calo di 5,4 mld di euro rispetto al 30 giugno 2021. In calo anche rispetto al 31 dicembre 2020 (-7,5 mld di euro) per la minore raccolta commerciale e la scadenza di obbligazioni di mercato (in particolare per la scadenza di covered bond nel secondo trimestre 2021).
  • Al 30 settembre 2021 il patrimonio netto del Gruppo e di pertinenza di terzi risulta pari a circa 6,3 miliardi di euro in aumento di 185 mln di euro rispetto al 30 giugno 2021 per effetto dell’utile registrato nel terzo trimestre. L’effetto netto derivante dalla vendita delle azioni proprie (decremento delle azioni proprie per 131,5 mln di euro compensato dal risultato di negoziazione negativo per 114,1 mln di euro iscritto nelle altre riserve) è stato, infatti, sostanzialmente bilanciato dalla riduzione delle riserve da valutazione. Rispetto al 31 dicembre 2020 il patrimonio netto del Gruppo e di pertinenza di terzi risulta in aumento di 479 milioni di euro, ascrivibili i) all’incremento delle riserve da valutazione, ii) all’utile di periodo e iii) all’effetto netto del decremento delle azioni proprie per 309,7 mln di euro conseguente alle vendite effettuate dal Gruppo compensato dal risultato di negoziazione negativo per 267,2 mln di euro iscritto nelle altre riserve.
  • Per quanto riguarda i coefficienti patrimoniali, al 30 settembre 2021 il Common Equity Tier 1 Ratio si è attestato a 12,3% (rspetto al 12,1% di fine 2020 e del 30 giugno 2021) e il Total Capital Ratio è risultato pari a 15,9% (rispetto al 15,8% di fine 2020 e al 15,5% del 30 giugno 2021). Tali ratio non includono l’utile di periodo del terzo trimestre 2021; includendo il risultato di periodo risultano pari rispettivamente al 12,8% e 16,4%”.

Mps ha messo in evidenza, tra le altre cose, che è “costantemente perseguito il miglioramento del profilo di rischio della banca” come dimostrato dalle “moratorie in ulteriore riduzione nel trimestre e in calo dell’80% rispetto a giugno 2020; dalla significatica riduzione dei crediti classificati in Stage 2 (-22% rispetto a dicembre 2020).

A tal proposito, i crediti deteriorati lordi si sono attestati a 4 miliardi, stabili rispetto a dicembre del 2020 e in riduzione del 65% rispetto al settembre del 2020; i livelli di copertura hanno indicato una sostanziale crescita (+3,8 punti percentuali rispetto a giugno del 2021); e il contenzioso legale in calo del 40% a seguito del perfezionamento dell’accordo con la Fondazione Mps.