Mps, i sindacati sbottano e minacciano lo sciopero: ‘Quello che il Mef e UniCredit non dicono’

25 Agosto 2021, di Redazione Wall Street Italia

I sindacati aziendali di Mps sbottano e minacciano lo sciopero dei dipendenti della banca senese, su cui, secondo alcune fonti, procede la due diligence di UniCredit. E’ quanto emerge dalla nota che porta la firma delle sigle sindacali Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin. Di seguito il comunicato, dal titolo:

“QUELLO CHE IL MEF E UNICREDIT NON DICONO”. Dal comunicato emergono la frustrazione dei sindacati per i “molti punti oscuri” con cui si sta sviluppando l’operazione Mps-UniCredit, per le “indubbie agevolazioni” a favore di UniCredit, per i troppi punti interrogativi sul futuro dei 21.000 dipendenti del Monte dei Paschi (il rischio è che anche con il ricorso al Fondo di solidarietà l’assegno di diritto ai lavoratori subisca “modifiche peggiorative” o, anche, che gli esuberi non siano alla fine volontari, come dovrebbero invece essere.

Intanto si apprende che UniCredit avrebbe completato il primo check up su Mps.

Così, in merito all’architettura societaria, il Sole 24 Ore:

“L’ipotesi più realistica, evidenziata anche da un recente report di Deutsche Bank, è che agli azionisti di minoranza Mps sia assegnata un’opzione asimmetrica, che consentirebbe di ottenere azioni UniCredit una volta conclusa l’operazione, dando però nel contempo la possibilità di mantenere una quota nella cosiddetta bad bank ex Mps. Di fatto si seguirebbe lo schema adottato da Siena con Amco lo scorso anno”.

Sul nodo del marchio, “UniCredit potrebbe mantenere il brand Mps nelle aree dove è forte, come ad esempio la Toscana, regione dove il ceo Andrea Orcel ha già indicato di voler crescere in maniera decisa”.

Il Corriere della Sera riporta altre indiscrezioni, secondo cui l’offerta vera e propria di Andrea Orcel potrebbe slittare a dopo le elezioni del 3-4 ottobre, quando si vota anche a Siena per un seggio alla Camera per cui corre, si sa, il segretario del Pd Enrico Letta.

La nota dei sindacati: “Quello che il MEF e UniCredit non dicono”.

“Dopo giorni di inutile attesa, appare evidente come il Ministro Franco ritenga di non dover convocare i rappresentanti dei 21mila Lavoratori del Gruppo MPS, nonostante saranno questi ultimi a subire gli effetti dell’operazione che si sta profilando con molti punti oscuri. Faremo sentire comunque la nostra voce, da Nord a Sud, dalle Filiali, dalla Direzione Generale, dal Consorzio, dalle Società del Gruppo, dai poli distaccati presso società terze” .

I sindacati chiariscono i motivi per cui minacciano lo sciopero:

  • NON PROTESTIAMO CONTRO una possibile soluzione per risolvere i problemi della Banca, la nostra non è una critica aprioristica, vorremmo capire i motivi e il perimetro di una trattativa in esclusiva caratterizzata da una moral suasion esercitata dall’azionista pubblico, lo Stato, che intende accordare una serie di indubbie agevolazioni in favore del soggetto acquirente, Unicredit. Vorremmo capire inoltre perchè non vengono prese in considerazione soluzioni alternative.
  • PROTESTIAMO PER avere chiarezza su un’acquisizione che si gioca sulla pelle delle persone e pertanto non può essere condotta al buio o sulla fiducia. Non deleghiamo la tutela dei Lavoratori a nessuno, perchè compete a noi.
  • PROTESTIAMO PER definire i destini dei 21mila dipendenti del Gruppo, nessuno escluso.
  • PROTESTIAMO PER delineare un’operazione dai contorni chiari e non divisa in due tempi (prima quello che piace, senza che quello che non piace abbia una prospettiva).
  • PROTESTIAMO PER avere contezza sull’acquisizione della rete filiali di tutta Italia. Le filiali MPS del perimetro che sarà acquisito da Unicredit come si collocano nella legislazione antimonopolistica (Antitrust)? Le sovrapposizioni saranno chiuse? Cedute a terzi? Analogamente, le filiali MPS del perimetro che non sarà acquisito da Unicredit – esclusione che sembra interessare intere aree geografiche – saranno chiuse o cedute a terzi? I colleghi di tutte queste filiali resteranno al loro posto? Continueranno a fare il loro mestiere? Oppure saranno oggetto di mobilità professionale e territoriale?
  • PROTESTIAMO PER chiarire il futuro delle strutture non prettamente commerciali. Quali sono? Solo la Direzione Generale, peraltro avente significativi presidi sparsi in tutte le regioni d’Italia, oppure anche gli uffici considerati di supporto, come le direzioni, le aree territoriali ed i poli di consorzio? E se Unicredit è interessata alle attività commerciali, disponendo di supporti suoi, a quale altro soggetto potrà interessare un supporto alla rete senza più la rete?
  • PROTESTIAMO PER capire come si collocano nella possibile acquisizione le società del gruppo, tutte nate dalla costola della banca e anche finanziate con personale proveniente dalla banca, nonché i colleghi reintegrati in MPS e tuttora distaccati sulla società terza Fruendo Srl.
  • PROTESTIAMO PER avere garanzie che la quantificazione degli esuberi sia coerente con la platea degli aventi diritto al Fondo di Solidarietà delle realtà eventualmente interessate, che il calcolo dell’assegno non subisca modifiche peggiorative e che l’accesso sia realmente volontario. Dopo tanti anni di duro lavoro e sacrifici, non dobbiamo lasciarci sopraffare dalla paura o dalla rassegnazione proprio ora”.

Le sigle sindacali concludono:

“Tocca a noi farci sentire dallo Stato, dal Governo, da Unicredit. Abbiamo avviato le procedure per la proclamazione dello sciopero e, nei tempi previsti dalle normative, daremo vita a un ciclo di assemblee per fare il punto della situazione. Siamo determinati a giocare il nostro ruolo in questa partita perchè la posta è altissima, ma dovremo conquistarcelo insieme alle Lavoratrici e ai Lavoratori del Gruppo”.