11:50 giovedì 3 Giugno 2021

MFS IM: rendimenti reali negativi non sono sostenibili a lungo

“Con la progressiva riapertura delle economie e l’impiego dei risparmi in eccesso, le pressioni inflazionistiche continueranno a salire. Lo si vede in prodotti come il legname, i semiconduttori e le automobili, in servizi come i biglietti aerei, l’autonoleggio e le case vacanza, e in beni materiali come le materie prime e gli immobili”.

Così Robert Almeida, Portfolio Manager e Global Investment Strategist di MFS IM, che spiega in una nota:

“In definitiva, riteniamo che queste pressioni si dimostreranno transitorie man mano che le forze disinflazionistiche strutturali dell’ultimo decennio e oltre – elevati livelli di debito, invecchiamento demografico e digitalizzazione continua, per citarne solo tre – torneranno a farsi sentire. Tuttavia, siamo convinti che i tassi reali negativi siano insostenibili e che una loro normalizzazione sia inevitabile. Ciò di cui siamo meno sicuri sono i tempi di questo processo o il livello al quale i rendimenti reali saliranno. I cambiamenti di regime sono sempre chiari a posteriori, ma difficilmente sono percepibili sul momento, eppure i mercati riescono in qualche modo ad anticiparli. E quando ciò avverrà, sospettiamo che l’aumento dei rendimenti reali inciderà negativamente sulle valutazioni azionarie. Con il passaggio dalle previsioni ai fatti, crediamo che la performance e la leadership del mercato saranno sensibilmente diverse da quelle degli ultimi trimestri”.

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I principali indici di Wall Street iniziano la giornata con cautela a causa delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, alimentate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. L’inflazione negli Stati Uniti segna un aumento significativo, influenzata dall’incremento dei prezzi energetici. Il mercato azionario osserva con attenzione i dati macroeconomici, mentre il Dow Jones e l’S&P 500 mostrano movimenti contrastanti.

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Usa, aumentano le richieste di sussidio alla disoccupazione

Le richieste di sussidio alla disoccupazione negli Stati Uniti hanno superato le previsioni, raggiungendo 215.000 unità nella settimana al 22 maggio. Questo aumento è stato maggiore del previsto, con un incremento di 5.000 unità rispetto alla settimana precedente. Anche la media delle ultime quattro settimane è cresciuta, segnando un possibile segnale di allerta per il mercato del lavoro.

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Le esportazioni di merci dell’Unione Europea hanno subito un significativo calo nel primo trimestre, con riduzioni marcate verso Stati Uniti, Turchia e Cina. Secondo Eurostat, le esportazioni complessive sono diminuite dell’8,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le importazioni sono calate del 3,3%.

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