Mercati: “la polvere sotto il tappeto dell’azionario USA”
“Una cosa che il Covid-19 non ha minimamente intaccato finora è stata la sovraperformance dell’azionario statunitense. Le grandi crisi favoriscono però le inversioni di tendenza: nel 2008, ad esempio, le azioni Usa iniziarono a sovraperformare gli altri listini mondiali, in particolare quelli dei Paesi emergenti che negli anni precedenti erano stati l’asset class preferita. Da allora, il mercato azionario americano è più che quadruplicato, mentre le altre borse non hanno nemmeno raddoppiato il loro valore (in dollari)”
Così gli analisti di Amiral Gestion, società di gestione specializzata nello stock picking, in una nota dedicata al mercato azionario statunitense, secondo cui la ragione principale di questa sovraperformance è stata la velocità di crescita dell’utile per azione (EPS).
Tuttavia, come spiegano, stanno venendo meno due importanti fattori a sostegno dell’EPS:
1. Lo squilibrio fra la quota del valore aggiunto generata dal capitale e quella generata dal lavoro è ai massimi storici. Questo divario rispetto al resto dei paesi sviluppati è emerso già nel 2000, per poi ampliarsi nettamente a partire dal 2006 a favore del capitale, e appare sempre più insostenibile in un momento nel quale la questione dei c.d. working poors è al centro del dibattito elettorale. Ricordiamo anche che Donald Trump è stato eletto, quattro anni fa, grazie soprattutto ai lavoratori meno abbienti, ma durante il suo mandato questo squilibrio ha finito per accentuarsi. La lotta di classe riuscirà dunque a prevalere su Wall Street, invertendo gradualmente questa tendenza? Potrebbe accadere. In questo caso, le azioni Usa dovrebbero però deprezzarsi e non beneficiare di un premio.
2. I massicci riacquisti di azioni effettuati negli ultimi anni da società americane quotate, spesso ricorrendo all’indebitamento, diminuiranno fortemente o saranno addirittura rimpiazzati da aumenti di capitale tesi a ridurre il livello di debito. Da questo punto di vista, lo scandalo delle compagnie aeree americane è un buon esempio del cambiamento in corso. Reinvestendo negli ultimi tre anni il 100% della loro liquidità in riacquisti di azioni, queste società si sono dissanguate e ora si vedono costrette a ricorrere in massa agli aiuti governativi per sopravvivere.
Tutto ciò avviene nel momento in cui il deficit di bilancio raggiunge livelli record, all’apice del ciclo economico, oltre che nel bel mezzo di una crisi sanitaria piuttosto mal gestita, le cui conseguenze economiche sono ancora lungi dall’essere quantificate con precisione.
“Tutte queste ragioni ci suggeriscono quindi la massima cautela nei confronti dell’azionario americano” hanno concludoso.
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