Mercati asiatici, non dormire sugli allori del ritardo della Fed

30 Ottobre 2015, di Redazione Wall Street Italia

Di Christofer Chu, Fund Manager Asian Equities di Union Bancaire Privée – UBP

Lo farà oppure no? I mercati azionari erano sulle spine durante il meeting di settembre della Federal Reserve, in attesa che il presidente della Banca centrale americana, Janet Yellen, decidesse se rialzare o meno i tassi d’interesse. Sebbene l’esito sia stato negativo, ora bisogna chiedersi se un aumento prima della fine dell’anno sia o meno prevedibile. A settembre, la crescita dei non-farm payroll è stata deludente, pari a soli 142 mila nuovi posti di lavoro, il secondo mese consecutivo al di sotto dei 150 mila, mentre i dati relativi alla crescita dei salari sono ancora sul lato sbagliato della curva di Philips, con un tasso di disoccupazione del 5,1%.

Sebbene i mercati asiatici si siano stabilizzati a settembre, il trimestre si è concluso con forti perdite; le preoccupazioni sulla crescita cinese sono aumentate, a causa della diminuzione della fiducia rispetto alla capacità delle autorità di ribilanciare l’economia verso un modello guidato dai consumi, senza distruggere nel frattempo la domanda aggregata. L’azionario del Sud Est Asiatico ha messo a segno performance contrastanti, con i mercati indiani che stanno andando meglio, mentre le borse dei Paesi dell’ASEAN hanno dovuto combattere col deprezzamento delle valute. Prima dei dati sull’occupazione statunitense, le banche centrali asiatiche avevano contrattaccato facendo uno sforzo per stimolare l’economia. La Cina ha dimezzato le imposte sulle auto di piccola cilindrata, abbassando inoltre l’ammontare dell’acconto richiesto per l’acquisto della prima casa. Il presidente della Reserve Bank of India, Raghram Rajan, ha tagliato i tassi d’interesse di 50 punti base, molto più di quanto ci si aspettasse, concentrando il maggior peso delle politiche in questa fase e facendo leva sul taglio di 75 punti base effettuato a inizio anno. Una crescita più lenta nei Paesi dell’ASEAN ha spinto i policy maker in Indonesia, Tailandia e Malesia a lanciare nuovi stimoli e ad adottare le riforme strutturali tanto necessarie per incoraggiare maggiori investimenti privati.

L’eventuale ritardo nell’avvio del ciclo di rialzo dei tassi d’interesse statunitensi e le ulteriori attese di una possibile intensificazione in Europa e in Giappone dei programmi di QE offrono un po’ di respiro ai Paesi emergenti asiatici. Tuttavia, gli investitori vorrebbero vedere un prosieguo degli sforzi di promozione delle riforme strutturali, che sono alla base delle dinamiche di crescita. Nella settimana chiusasi il 2 ottobre, il sentiment per i mercati asiatici è diventato più solido, con l’indice Hang Seng di Hong Kong che ha guadagnato l’1,5% e il Sensex indiano l’1,4%.

Restiamo ottimisti sull’azionario asiatico, poiché le valutazioni sono tornate quasi ai livelli della crisi e sembrano scontare scarsa o nessuna crescita, a nostro avviso. In Cina, la stabilità valutaria e i tagli ai tassi di interesse dovrebbero sostenere il sentiment di mercato. Il calo dei prezzi dell’energia è un altro elemento positivo per i mercati sud-asiatici – India ed Asean – permettendo alle Banche centrali di mantenere una posizione accomodante. Il sentiment però guarderà al di là delle politiche monetarie, e si concentrerà sull’implementazione dell’agenda delle riforme e delle politiche di bilancio espansive, per spingere i mercati al rialzo. Quindi, seppur un ritardo del rialzo della Fed sarebbe un aiuto per i policy maker, questi ultimi non devono dormire sugli allori.