Malato di cancro fa causa a Monsanto, diserbante sotto accusa
Un giardiniere californiano con cancro terminale è destinato a diventare il primo a portare a processo il gigante della biotecnologia Monsanto, sostenendo che l’azienda abbia rimosso le prove della pericolosità di un suo suo diserbante per decenni. DeWayne Johnson, 46 anni, cui restano ancora pochi mesi di vita, prenderà posizione contro Monsanto davanti alla Corte Superiore della Contea di San Francisco, in un processo che sarà avviato il 18 giugno.
In precedenza Johnson aveva lavorato per un distretto scolastico, “dove le sue responsabilità includevano l’applicazione diretta di Roundup e RangerPro, un altro prodotto del glifosato di Monsanto, alle proprietà scolastiche”, secondo il testo della causa, “la Monsanto non vuole che la verità su Roundup e sul cancro diventi pubblica”, ha aggiunto l’avvocato di Johnson, Michael Miller, in un’intervista al Guardian, “non vediamo l’ora di mostrare come Monsanto ha nascosto il rischio di cancro e inquinato la scienza”.
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo