Lusso made in Italy dimentica la Cina. Ora punta al Nord America

10 Novembre 2015, di Mariangela Tessa

“A due settimane da Luxottica, il lusso conclude questa settimana la stagione delle trimestrali del FTSE MIB, con un peso sull’indice limitato al 2%. Pubblicano i risultati Moncler (9/11), Tod’s (11/11), Yoox-Net-A-Porter (11/11), e Salvatore Ferragamo (12/11), con P/E che si attestano intorno a 23x ma profili di crescita e di differenziazione geografica piuttosto differenti” Così gli analisti di Saxo Bank in una nota odierna in cui analizzano i maggiori player italiani del settore del lusso:

Moncler (MONC:xmil)
Il primo semestre dell’anno Moncler ha presentato ottimi risultati, con una crescita degli utili dell’88% y/y a 34 mln, generando quasi 296 mln di fatturato (+35% y/y): mentre più di un terzo arriva dall’Asia (in gran parte da Cina e Giappone), sono USA e Canada le responsabili del 70% della crescita della società, pur rappresentando soltanto il 15% delle vendite, che sono raddoppiate da 21,6 mln (2014) a 42,7 mln.
L’azione presenta un trend di lungo periodo in salita, nonostante col crollo del 13% di metà ottobre si sia rivelata tra le peers del FTSE MIB la più sensibile ai timori del rallentamento della Cina (che impatta su più di un di un terzo del fatturato, con una crescita sul primo semestre del 54%), cominciando a sottoperformare l’indice. Nelle ultime due settimane ha infatti raggiunto la resistenza di 15,5€ verso quella di 16,3€ di quest’estate.
Il consenso rimane molto forte su 15 Buy e 4 Hold e un target price al massimo storico di 19€ (+28,3%), raggiunto quest’estate. Se lunedì i risultati dovessero superare le attese, l’azione potrebbe arrivare nei prossimi 12 mesi a toccare un massimo di 24€ (+61,6%), mentre il target minimo non scende sotto i 15€. Gli EPS sono infatti attesi a 0,66€ (vs precedenti 0,14€) e in crescita del 15% per i prossimi anni, controbilanciando l’aumento del prezzo del titolo con un P/E forward di 23,38 (vs un P/E storico di 29,63).

Tod’s (TOD:xmil)
Le prospettive di fine anno per il gruppo Tod’s stanno invece calando dal mese scorso, verso un fatturato di 1,03 mld (comunque in linea con le peers), accompagnato da utili ed EPS rispettivamente di 102,727 mln e 3,35€.
Dopo i risultati deludenti di marzo, su cui ha pesato il freno di Hong Kong e Macau, le previsioni del primo semestre sono state superate generando utili per 50,4 mln (-10% y/y) e 515,3 mln di fatturato, la cui crescita dell’8% è dovuta per il 75% ad effetti valutari piuttosto che ad un reale aumento dei volumi. L’influsso negativo della Cina, che con circa il 30% dei canali di distribuzione ha visto un crollo delle vendite del 12,6%, è stato controbilanciato dai +22,7% delle Americhe.
Nel caso di Tod’s il calo del P/E prospettico verso 23,84 è dovuto ad un peggioramento delle attese per i risultati in pubblicazione mercoledì, confermato dal consenso su 15 Sell, 13 Hold e 2 Buy, e dal target price di appena 80,80€, nonostante la fiducia del management per il buon feedback ricevuto sulle collezioni invernali.
Un 2016 che si apre con una nuova ondata di QE e il rialzo dei tassi Fed (ormai vicino dopo gli ottimi dati sull’occupazione USA di venerdì, con gli NFP quasi raddoppiati), seguiti da un rafforzamento delle valute emergenti, potrebbe rivelare le debolezze della crescita reale di Tod’s senza le plusvalenze valutarie, nonostante il recupero di competitività.

Yoox-Net-A-Porter (YNAP:xmil)
La nascita di Yoox-Net-A-Porter (YNAP:xmil) è estremamente recente e ha origine dalla bolognese Yoox, quotata dal 2009, e l’inglese Net-A-Porter, che è controllata dal colosso svizzero Richemont, due piattaforme di e-commerce nate entrambe nel 2000 e che dal 2018 saranno pienamente integrate. Richemont detiene circa il 50% di YNAP, con un limite al 25% per i diritti di voto, mentre i soci di Yoox, (il patron di Diesel, Renzo Rosso, con l’8% e Marchetti al 7,7%), hanno dimezzato le rispettive partecipazioni. Yoox Net-a-porter nel suo nuovo debutto a Piazza Affari nella prima seduta post fusione (5 ottobre 2015) ha chiuso con un ottimo rialzo del 6,74% a quota 29,95 euro. Il trend rialzista sul titolo, dopo aver toccato il supporto posto a 28 euro, è proseguito fino a superare quota 30 euro. Portando la capitalizzazione della società a superare i 4 miliardi di euro. La performance year to date del titolo (prima solamente Yoox, dopo Yoox-Net-A-Porter) è del 73% grazie al consensus positivo sull’azienda prima e post fusione. Le banche di affari credono sul titolo, Citigroup ad esempio in settimana ha alzato il target price a 37 euro dal precedente 33, in seguito al miglioramento delle stime sull’utile per azione per il triennio 2015-2017, confermando il giudizio “Buy”.
L’11 novembre la società pubblicherà i risultati del terzo trimestre 2015, dove si potranno mostrare le recenti sinergie derivanti dalla fusione. Si attendono EPS per 0,04 euro ma gli aspetti principali riguarderanno la crescita degli utili e le stime di crescita per il 2016, con l’espansione ancora maggiore nel mercato italiano ed internazionale. Attualmente l’Italia rappresenta il 15,4% dei ricavi della società, la restante parte è così suddivisa: nord America 24,8%, Giappone 7%, resto d’Europa 44,7%, altri paesi 8,1%. Il nord America rappresenta quindi una buona fetta del business di Yoox-Net-A-Porter, che potrà ancora giovare di un dollaro forte per trainare in alto gli utili. Infatti se i dati convinceranno gli analisti, così come ci aspettiamo, il titolo potrebbe migliorare ancora di più la propria performance avvicinandosi a quota 35 euro.

Salvatore Ferragamo (SFER:xmil)
Diversi fattori hanno pesato sulla performance di Salvatore Ferragamo (SFER:xmil) nel corso del primo semestre 2015. Tra questi troviamo: le tensioni geopolitiche presenti in tutto il mondo, su tutte le tensioni tra Russia ed Ucraina ed in Medio Oriente, che quindi hanno influenzato negativamente l’intero settore del lusso. Inoltre il calo della domanda dei mercati asiatici, con Macau e Hong Kong in testa, oltre alla riduzione dei viaggiatori cinese verso l’Europa è stato un altro fattore penalizzante. Infine proprio l’Europa con il calo della domanda interna ha pesato sulle vendite della società. Ricordiamo che l’Europa rappresenta il 27,6% del business di Ferragamo, secondo i dati pubblicati della società a fine primo semestre. Dall’altro lato un aspetto positivo a livello prospettivo è l’aumento del traffico di viaggiatori nei primi sei mesi dell’anno che ha segnato un +5,7%, che significa per Ferragamo una spinta positiva per il ramo vendite retail a livello aeroportuale. Tale crescita dovrebbe mantenersi anche per il terzo trimestre dell’anno ma non sarà da sola sufficiente per migliorare la view generale.
Come spiegato questi fattori e non solo hanno portato Salvatore Ferragamo ad ottenere una perfomance year to date del 20%, sovraperformando l’indice italiano fermo al 17%, ma sicuramente con un andamento non brillante soprattutto nella seconda parte dell’anno. Dopo i massimi raggiunti il 9 Aprile a 32,55 euro, che avrebbe portato la performance al +57%, il titolo è scivolato fino agli attuali 24,3 euro, perdendo di fatto dai massimi di aprile il 25%. Ci aspettiamo inoltre una presa di posizione più cauta su Ferragamo, in quanto per il periodo 2015-2017 le stime vedono ridursi i ricavi della società in media del 2% (a 1,419 miliardi quest’anno), con una crescita organica dell’1-2% quest’anno e del 2-3% nel 2016. I dati trimestrali verranno pubblicati giovedì 12 novembre, gli EPS sono attesi a 0,25 euro che porterebbero l’utile per azione su base annua a 0,98 euro. Se i risultati non sorprenderanno positivamente il mercato potremmo vedere un’ultima parte dell’anno contraddistinta da un movimento laterale o tendenzialmente debole.