Katainen (Commissione Ue): “In Europa populismo senza precedenti”
“I rischi politici sono difficili da analizzare e da prevedere. C’è chiaramente preoccupazione per le scelte politiche della nuova amministrazione americana. Sul versante europeo, la situazione è senza precedenti per quanto riguarda il populismo. Ci si chiede come evolverà la tassazione o come si svilupperà l’assetto della società”.
Sono i timori del vicepresidente della commissione europea Jyrki Katainen, che in un’intervista su Il Sole 24 Ore parlando delle prospettive economiche dell’Europa ha detto:
“Vi è stata una ripresa degli investimenti, ma non quanto sperato o previsto. Nei fatti, quello degli investimenti è ancora un anello debole dell’economia europea. L’incertezza economica è stata superata. Le riforme strutturali in molti paesi sono state adottate e la crisi esistenziale della zona euro appare almeno in parte risolta. La ragione della debolezza degli investimenti è a questo punto legata all’incertezza politica”, ha sottolineato Katainen.
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo