Italia: Sangalli (Confcommercio), stime governo su crescita e inflazione ottimistiche. Servono maggiori interventi

27 Aprile 2022, di Redazione Wall Street Italia

Il conflitto Russia-Ucraina ha messo l’Italia e l’Europa di fronte a “sfide straordinarie”, che “richiedono flessibilità delle politiche di bilancio e sostegno degli investimenti”. Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha iniziato il suo intervento nel corso del’apertura del Forum I protagonisti del mercato e gli scenari per gli anni 2000, in corso a Roma.

Sul piano economico e sociale, ha proseguito Sangalli, “il ritorno di un tempo di guerra ha determinato un sostanziale cambiamento di scenario e di prospettive”, con le previsioni del Def che appaiono ora “un po’ ottimistiche” su inflazione e crescita.

Secondo l’ufficio studi di Confcommercio, l’Italia quest’anno crescerà del 2,1%, mentre nel 2023 salirà del 2,4%. Per quanto riguarda i prezzi, l’inflazione potrebbe attestarsi nel 2022 al 6,5% per poi scendere al 2,9%. Si tratta di previsioni che si basano sull’ipotesi di distensione entro l’estate sia degli impulsi sulle materie prime energetiche sia del quadro geopolitico. Evidentemente, una maggiore estensione temporale del conflitto, peggiorerebbe il quadro macroeconomico internazionale, europeo e italiano. “Siamo di fronte all’erosione di tutto il trascinamento favorevole ereditato dal 2021”: la crescita, dunque, “è tutta da costruire da oggi alla fine dell’anno”, sostiene l’ufficio studi di Confcommercio.

 

Consumi avanti ma a passo da lumaca
È un quadro fatto di luci ed ombre quello che emerge dall’indagine sul fronte dei consumi. Se da una parte i risparmi forzati accumulati in tempo di pandemia si dovrebbero tradurre in maggiori consumi, ma non nella misura che ci si attendeva qualche mese fa, dall’altra le intenzioni di acquisto da parte dei consumatori non sembrano così depresse. A spingere la ripresa sembrano essere ancora la tecnologia e l’ambiente domestico, a cui si aggiungerà l’automobile grazie agli incentivi.

Le speranze di un vero consolidamento dei consumi, in ogni caso, sono rimandate, magari alla fine del 2023. E ancora una volta tutto dipenderà dalla durata del conflitto in Ucraina e dalle sue ricadute sull’economia. “Il potenziale di sviluppo della spesa delle famiglie non si realizzerà pienamente ancora per diversi trimestri”, affermano da Confcommercio.

Economia debole, necessari interventi più ampi
Scenario e prospettive sono cambiati, insomma, e ciò impone “scelte impegnative e responsabilità condivise”, prosegue Sangalli.

Dal 1992 al 2021 il benessere economico dell’Italia è cresciuto dell’11,8% contro il 36,3% della Germania e il 47,8% del Regno Unito. È una conferma del fatto che l’economia italiana resta “strutturalmente debole”.

È dunque evidente che “gli impatti economici e sociali della guerra in Ucraina e del caro energia richiederanno margini di intervento ben più ampi dei circa 6 miliardi contenuti nel Def”, conclude il presidente di Confcommercio.