Italia nazione più vecchia in Ue: fuga cervelli aggrava crisi demografica in atto

16 Novembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

In Italia è in corso una vera e propria crisi demografica, con una particolare criticità legata alla fuga dei giovani all’estero (2,1% della popolazione solo nell’ultimo anno) che, unita ad un bassissimo tasso di fecondità (1,29 figli per donna) ed alti livelli di longevità (l’età media in Italia è di 47 anni), rendono il nostro Paese la nazione più “vecchia” in Europa.

La ricerca della Rome Business School

Queste le percentuali che emergono dallo studio “I cambiamenti demografici. Analisi di un fattore determinante per la crescita economica sostenibile, la resilienza sociale e lo sviluppo tecnologico” realizzato dalla Rome Business School, scuola parte del network Formación y Universidades creato nel 2003 da De Agostini e dal Gruppo Planeta. Lo studio fa il punto sulle debolezze e critiche dell’Italia: i cervelli in fuga e l’essere il paese più anziano d’Europa.

Così si prevede che nel 2021 in Italia, per la prima volta, i nuovi nati scenderanno sotto la soglia dei 400mila, una cifra che avremmo raggiunto nel 2032, secondo l’ISTAT. Senza gli opportuni interventi, l’Italia perderà nei prossimi 45 anni circa 6,8 milioni di abitanti. Una cifra che equivarrebbe oggi ad una perdita del 11% circa della popolazione totale.  

Fuga cervelli: in 10 anni quasi 1 milione di espatriati all’estero

Ad aggravare questa situazione, sono gli italiani che lasciano il Paese. Secondo lo studio, nel corso degli ultimi 10 anni quasi un milione di abitanti si sono “cancellati” dalle anagrafi comunali per espatrio all’estero, con un ritmo crescente nel tempo che ha visto superare le 100mila unità all’anno già a partire dal 2015. Nel 2020 sono stati 112.218 i nuovi iscritti all’anagrafe estera (dati AIRE).  Sono i giovani i primi a voler andar via, soprattutto per motivi legati alla crescita professionale. L’età media degli emigrati è di 33 anni per gli uomini e 30 per le donne, un emigrato su cinque ha meno di 20 anni: una vera e propria “fuga di cervelli” se si considera che circa il 30% di questi possiede un titolo universitario.  

A livello di Paesi di destinazione, i giovani italiani che vanno all’estero approdano soprattutto nei Paesi dell’UE (2,2 milioni). Il paese che accoglie il maggior numero di italiani è la Germania (38%), seguito dalla Gran Bretagna (14%), la Francia (13%), la Spagna (10%) e il Belgio (6%). In questi cinque Paesi si concentra complessivamente il 60% degli espatri di cittadini italiani. Tra i paesi extra-europei, le principali mete di destinazione sono Brasile, Argentina, Stati Uniti, Australia e Canada. Alla fuga dei cervelli e l’aumento della popolazione anziana, si somma il bassissimo tasso di natalità dell’Italia.  Altri dati rilevanti sono l’aumento dell’età media per avere figli (che nel 2019 toccava la cifra record di 32,1 anni) e il tasso di fecondità di 1,29 figli per donna (appena prima di Spagna e Malta). I dati evidenziano che oggi più che mai, e dopo l’esperienza della pandemia, la scelta di fare figli è soggetta alle possibilità di sostegno e sicurezza economica.