Investimenti: Millennials interessati alla consulenza finanziaria, meglio se di persona

16 Maggio 2022, di Redazione Wall Street Italia

Risparmiatori attenti che si avvalgono dell’aiuto dei consulenti finanziari specie per raggiungere l’obiettivo di andare in pensione a 60 anni. Questo il ritratto dei millennials nell’ultima survey di Natixis Investment Managers condotta su quasi 2.500 investitori individuali tra i 25 e i 40 anni, con un patrimonio minimo investibile di 100 mila dollari.

 

Millennials: i falsi miti in finanza
Lo studio ha evidenziato cinque verità “finanziarie” sui Millenial che sono false. In primo luogo che gli algoritmi non possono rispondere a tutte le domande finanziarie. È facile supporre che i millennial gestiscano tutte le proprie finanze dai loro smartphone, soprattutto perché molti di loro si affidano alle app di mobile banking. Ma, dice la survey, i millennial sono più propensi a riporre la propria fiducia nelle persone che nelle soluzioni digitali. L’88% degli intervistati con un consulente professionale si fida del suo consiglio, mentre meno della metà (48%) dei millennial ripone la propria fiducia negli algoritmi (intesi come consulenza automatizzata) e solo circa un quarto (24%) si fida dei social media. Sei millennial su dieci (59%) ricevono consigli da un consulente finanziario, esclusivamente (40%) o in combinazione con la consulenza automatica, come quella fornita da un robo-advisor (19%). Solo il 7% si affida esclusivamente alla consulenza automatizzata.

L’alto numero di millennial che si affida un consulente professionale potrebbe essere il risultato di finanze più complicate che necessitano di consigli personalizzati. I millennial “più anziani” si sposano, comprano case e mettono su famiglia, la loro ricchezza deriva da fonti diverse. La metà degli intervistati afferma di avere più fonti di reddito che spaziano tra l’occupazione (78%), la proprietà di un’azienda/lavoro autonomo (31%), gli investimenti (37%) e le rendite/eredità (17%). I millennial vogliono un aiuto diretto nella gestione del proprio patrimonio, piuttosto che affidarsi a un algoritmo.

Quattro su dieci dichiarano che l’aiuto nella gestione della volatilità (40%) è una parte importante della propria relazione di consulenza. Lo stesso numero afferma anche che è importante che gli investimenti corrispondano ai propri valori personali, mentre il 37% richiede il sostegno del consulente per questioni fiscali.

Due terzi degli intervistati (66%) inoltre si trovano a proprio agio nell’assumersi rischi per ottenere risultati, ma sono più avversi al rischio di quanto lascino intendere, come dimostra il fatto che il 72% afferma di preferire la sicurezza degli investimenti alla performance. La volatilità provocata dalla pandemia e dalle crescenti tensioni geopolitiche, che causano inflazione e rialzi dei tassi di interesse, e nella selezione degli investimenti i millennial si concentrano più sulla gestione del rischio (48%) che sulla capacità di un fondo di battere i benchmark (26%).

Il 60% dei millennial ritiene che la volatilità del mercato metta a rischio la possibilità di raggiungere gli obiettivi di risparmio e pensionamento, e quattro su dieci affermano che l’aspetto più importante della relazione con il proprio consulente finanziario è l’aiuto nella gestione della volatilità.

I millennial vedono la ricchezza come un’estensione dei propri valori. Il 78% considera l’investimento come un modo per avere un impatto positivo nel mondo e il 63% sente la responsabilità di aiutare a risolvere i problemi sociali attraverso i propri investimenti. Pertanto, dopo il rischio, la seconda considerazione più importante che i millennial fanno quando selezionano gli investimenti è se questi corrispondano ai propri valori, pur cercando comunque di ottenere rendimenti mentre perseguono il cambiamento sociale.

In tutto il mondo, in media i millennial si aspettano di andare in pensione a 60 anni. Sebbene il 70% dei millennial sia fiducioso di poter andare in pensione con una certa sicurezza finanziaria, considerando che l’obiettivo si sta avvicinando velocemente, il 66% accetta il fatto che potrebbe essere necessario lavorare più a lungo del previsto.

Infine, il Covid-19 ha fatto sì che il 58% dei millennial si sentisse stressato riguardo alla propria sicurezza finanziaria. Il 28% degli intervistati ha dichiarato che loro stessi o la propria famiglia hanno perso reddito durante la pandemia e più di un quinto (22%) ha subito una significativa riduzione della propria sicurezza finanziaria. Durante la pandemia, d’altra parte, quasi un quarto dei millennial (24%) ha aumentato l’attività di trading attraverso il proprio consulente finanziario, elemento che ha probabilmente rafforzato il valore della consulenza professionale in un contesto di mercati volatili. Il 68% ha detto di sentirsi finanziariamente resistente, il che potrebbe essere il risultato di una pianificazione finanziaria.

Le tre principali paure finanziarie dei millennial oggi sono: un’ingente spesa inaspettata, la sicurezza del lavoro e le tasse. A posteriori, i millennial affermano però che la pandemia è servita a ricordare le nozioni finanziarie di base, compresa l’importanza di tenere sotto controllo le spese (46%), disporre di una somma per le emergenze (38%) ed evitare le emozioni nelle decisioni di investimento (32%).